ARES 118:MENTRE LICENZIA I PRECARI E LE GRADUATORIE VANNO A RILENTO, IL SOCCORSO VIENE SVENDUTO ALLE ODV. USB: SENZA APPALTI C’E’ POSTO PER TUTTI E TUTTE E PER UN SERVIZIO PUBBLICO DI QUALITA’

Nazionale -

La gestione della sanità d’emergenza nella Regione Lazio si trova di fronte all'ennesimo, grave cortocircuito organizzativo che mette a rischio sia la tenuta del servizio d'emergenza-urgenza sia i diritti dei lavoratori. Da una parte, con l’avvicinarsi della stagione invernale e del fisiologico incremento di soccorsi legato al picco influenzale, la Regione decide di mandare a casa gli operatori di ARES 118 a tempo determinato, fissando un'incomprensibile scadenza anticipata al 30 novembre rispetto agli impegni presi per fine anno. Tale misura viene giustificata con la necessità di dare priorità alle assunzioni da concorso a tempo indeterminato, ma la realtà dei fatti smentisce questa narrazione: lo scorrimento delle graduatorie procede a ritmi drammaticamente lenti, creando un vuoto d'organico immediato che lascerà le ambulanze scoperte e genererà l'ormai cronico e devastante fenomeno del “blocco barelle” negli ospedali.

Dall'altra parte, per far fronte a una carenza strutturale che essa stessa sta alimentando con i licenziamenti e le mancate proroghe, ARES 118 sceglie di compiere un assurdo passo indietro riaprendo le porte all'esternalizzazione del servizio. Attraverso una recente delibera, ARES, con il via libera della Regione Lazio, sta infatti affidando ben 56 postazioni di soccorso alle Organizzazioni di Volontariato, Croce Rossa in primis, inseguendo il mito del servizio a "costo zero" e affidandosi a personale volontario la cui reale disponibilità e qualificazione rimangono tutte da verificare. Si tratta di una scelta che ripropone le stesse criticità già viste nel 2015 con gli appalti privati — caratterizzati da equipaggi ridotti all'osso, assenza di idonee postazioni di stazionamento e tutele contrattuali al ribasso — ma con un'aggravante ancora più seria: questa operazione calpesta apertamente l'accordo siglato nel 2019 con le organizzazioni sindacali per l'internalizzazione del servizio e condanna al licenziamento centinaia di lavoratori dipendenti delle società private che finora hanno garantito il soccorso sul territorio.

Il contrasto è tanto stridente quanto inaccettabile: mentre da un lato si smantella l'organico pubblico privandosi di figure esperte e rallentando l'ingresso dei vincitori di concorso, dall'altro si pezza la falla precarizzando ulteriormente il sistema con il ricorso al volontariato. USB non intende assistere in silenzio a questo smantellamento programmato e chiede con forza la revoca immediata della delibera di affidamento alle ODV, la proroga per almeno sei mesi di tutti i contratti a tempo determinato e una decisa accelerazione nello scorrimento delle graduatorie concorsuali per la stabilizzazione e l'assunzione di personale medico, infermieristico e tecnico.