EMENDAMENTI AL NUOVO DECRETO PA: IL TETTO ALLA SPESA DEL PERSONALE RESTA, I CARICHI DI LAVORO AUMENTANO, IL LAVORO A COTTIMO DIVENTA STRUTTURALE E SI CONTINUA A FINANZIARE IL PRIVATO. AUMENTANO I TICKET.
Doppio lavoro, specializzandi utilizzati per coprire le carenze e centinaia di milioni destinati al privato accreditato. Dall’analisi degli emendamenti in materia sanitaria presentati durante la conversione del DL 144/2026 emerge soprattutto un dato: non c’è alcuna intenzione di superare il tetto alla spesa per il personale del Servizio sanitario nazionale. Al massimo, si può concedere qualche deroga o soluzione temporanea. È questo il vero filo conduttore degli emendamenti.
Quando si interviene sul personale, infatti, ritorna continuamente la stessa logica: assunzioni e stabilizzazioni devono avvenire esclusivamente nei limiti delle facoltà assunzionali, delle risorse disponibili e della programmazione dei fabbisogni. E su alcune disposizioni arriva quella che rischia di diventare la vera pietra tombale di ogni ipotesi di rafforzamento del SSN: “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
Le Case di comunità sono l’esempio emblematico. Si prevede infatti la possibilità per infermieri, tecnici e altre professioni sanitarie di svolgere attività libero professionale, fuori dall’orario di servizio proprio all’interno di quelle strutture che avrebbero dovuto rappresentare uno dei pilastri della nuova assistenza territoriale.
Il messaggio che ne deriva è difficile da ignorare e conferma quanto USB ha sempre denunciato: sono state costruite scatole vuote senza la possibilità di assumere nuovi organici necessari a farle funzionare. E adesso si cerca di tenerle in piedi ricorrendo al lavoro aggiuntivo del personale, che già opera nel Servizio pubblico, con una sorta di lavoro a cottimo. Una soluzione che non realizza il tanto decantato rafforzamento del territorio, ma sposta ancora una volta il peso delle carenze sulle lavoratrici e sui lavoratori della sanità e sulla loro salute e sicurezza.
E’ previsto, invece, l’aumento del tetto per l’acquisto di prestazioni ospedaliere dal privato accreditato e l’oramai imprescindibile contributo pubblico per il rinnovo dei contratti delle lavoratrici e i lavoratori della sanità privata. Una scelta che rende ancora più evidente la contraddizione: il tetto alla spesa per il personale pubblico resta, mentre aumentano le risorse destinate al privato accreditato anche attraverso l’aumento delle tariffe del nomenclatore e si cerca di far cassa sulla pelle dei cittadini con l’aumento dei ticket sanitari nonostante siano già 5,8 milioni di persone costrette a rinviare o rinunciare alle cure.
Anche sul diritto alla mensa e al buono pasto la logica non cambia e le contraddizioni si palesano con forza. Gli emendamenti prevedono un fondo da 100 milioni di euro nel triennio 2026-2028 per far fronte al contenzioso già pendente, ma precisano che quelle risorse non comportano alcun riconoscimento generalizzato del diritto. Si accantonano quindi risorse per pagare le conseguenze delle vertenze mentre si evita, con la complicità dei sindacati firmatari, di inserire in sede contrattuale una soluzione chiara e uniforme, che riconosca il diritto a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori interessati, senza costringerli a rivolgersi ai tribunali.
Per USB PI serve abolire il tetto alla spesa per il personale, finanziare un piano pluriennale straordinario di assunzioni a tempo indeterminato a partire dagli idonei ai concorsi, stabilizzare tutto il precariato presente, garantire salute e sicurezza e non incentivare doppio lavoro, rinnovi contrattuali e salari capaci di recuperare potere d’acquisto e migliorare le condizioni di vita, riportare tutte le risorse dentro il servizio sanitario pubblico.