FORTE E CHIARO: Bollettino di (r)esistenza sindacale ARPA Piemonte

Dipartimento Verbania Cusio Ossola: I PRIMI 62 GIORNI DEL DIRETTORE INTERINALE

Verbania -

Questo è un numero speciale il cui sottotitolo potrebbe essere la doppia identità del Direttore Generale, oppure per cambiare le cose non è necessario esserci o anche i traguardi dell’ambizione oppure come si può far finta di discutere delle politiche aziendali con i sindacati o ancora (dopo i traguardi) le prevedibili conseguenze dell’ambizione considerata come uno degli elementi portanti della strategia aziendale. Sembra uno scherzo ma non lo è. L’assenza di decisioni è una decisione che può portare conseguenze anche gravi, ed è quello che sta succedendo ad Omegna.

 

La doppia identità del Direttore Generale. Come avevamo scritto nel n.1 di ForteChiaro, dal primo gennaio 2014 il Direttore Generale è diventato anche direttore del dipartimento del V.C.O. L’investitura formale è avvenuta con il decreto n.136 del 31.12.2013. La sua unica apparizione in dipartimento è avvenuta la mattina del 10 gennaio quando, sullo schienale della poltrona dirigenziale, si è materializzato il suo ritratto, peraltro dematerializzatosi poco dopo.

Ciononostante da allora qualcosa è successo.

 

Per cambiare le cose non è necessario esserci. Scrivevamo nello scorso numero che senza un direttore il VCO rischiava di diventare la scatola dei pezzi dell’Agenzia, la macchina scassata da cui prendere i ricambi senza passare dalla concessionaria risparmiando tempo e soldi. Sembra proprio che sia così.

Si mormora infatti che, complice il “vuoto di potere”, il dirigente della S.S. Qualità delle acque, dott. Elio Sesia, abbia avanzato richiesta per assumere la competenza per il monitoraggio delle acque di balneazione, attualmente in capo al Dipartimento del VCO.

I traguardi dell’ambizione. Togliere la competenza del monitoraggio delle acque

di balneazione al V.C.O. significherebbe iniziare a smantellare i laboratori di

Omegna. Il dipartimento di Omegna resterebbe di fatto una struttura di manovalanza, il posto in cui si fanno le analisi, i cui risultati poi vanno da un’altra parte e diventano una tacca in più sulla pistola di Waterman. Sarebbe il preludio alla cessione (sempre alla Qualità Delle Acque) delle analisi biennali sui laghi, che oggi si svolgono sempre ad Omegna. A questo punto non avrebbe più alcun senso pensare alla costituzione di un “polo dei laghi” al VCO, un’ipotesi che con le loro delibere lo scorso anno la Provincia, il Comune capoluogo e tanti altri Comuni avevano prefigurato, opponendosi alla prospettata chiusura dei laboratori di Omegna, e che, nell’ottica della specializzazione, sarebbe la più logica.

Basta: il nostro Direttore Interinale e Plurimo lascia che sia. L’uomo delle acque vuole le balneazioni? Che se le prenda! Non conta che i maggiori laghi del Piemonte siano nella provincia del VCO, che i laboratori del dipartimento sono stati costruiti ex novo nel 2002 tarandoli sulle tecniche analitiche della matrice acqua ecc..

Ed è proprio qui il nocciolo della questione: nella specializzazione.

 

Come si può far finta di discutere delle politiche aziendali con i sindacati. Il D.D.G. 86 dello scorso settembre trattava della specializzazione dei laboratori dei dipartimenti provinciali prefigurando la concentrazione delle analisi delle acque minerali a Cuneo e dei terreni ad Alessandria. Le ipotesi esposte nel decreto sono state portate all’attenzione delle organizzazioni sindacali durante il tavolo tecnico del primo ottobre, in seguito al quale la Direzione ha aggiornato il confronto a data da definirsi, subordinandolo ad “alcuni approfondimenti tecnici”.

Il 19 dicembre, dopo 1 mese e mezzo di silenzio, la RSU prende atto del

blocco delle trattative, manifesta la propria assoluta contrarietà all’attuazione

di processi, anche parziali, di riordino dei laboratori e chiede che la fase di

“sperimentazione” (che avrebbe dovuto concludersi il 31 dicembre) venga

prorogata, anche per permettere il confronto con le OOSS e la RSU previsto

nel decreto 86.

Il 10 gennaio la Direzione risponde che “al termine delle fasi istruttorie

attualmente ancora in corso e preliminarmente all'attuazione dei provvedimenti

conseguenti, si procederà a convocare, presumibilmente per i primi giorni del

mese di febbraio, la prossima seduta del tavolo tecnico”. Ad oggi il tavolo non è

stato ancora convocato.

Nel frattempo il percorso di specializzazione di Cuneo (acque minerali) ed Alessandria (terreni) si è apparentemente interrotto. Ma si sta avviando, sottobanco e senza alcun atto formale, la destrutturazione dei laboratori di Omegna, ridotti a presidio di funzioni trasferite nella regione dei grandi laghi, e cioè alla provincia di Asti, dove la Struttura Preposta di Arpa, invece, si specializza. E tutto questo senza uno straccio di confronto con i lavoratori.

Ma allora di cosa si andrà a discutere al (probabile? ipotetico? virtuale?) tavolo tecnico sul riassetto dei laboratori? I giochi si stanno facendo adesso. A cose fatte ci sarà solo la possibilità di mettere i puntini sulle i.

D’altra parte il modus operandi della Direzione Generale è questo: prima si fa e poi si discute. Le organizzazioni sindacali e la RSU servono a “correggere” le piccole imperfezioni che potrebbero esserci nel disegno del Direttore Plurimo. Ma allora che senso ha discutere?

Le prevedibili conseguenze dell’ambizione considerata come uno degli elementi portanti della strategia aziendale. Nel frattempo dopo due anni di latitanza l’Agenzia, sollecitata dalle OO.SS. e dalla RSU, si prepara ad emettere un bando di mobilità interna. Proprio ieri ha chiesto ai dirigenti di Struttura Complessa di segnalare “le esigenze di risorse da reperire” e cioè di dire all’Ufficio Personale di quale e quanto personale hanno bisogno.

Il dirigente di Struttura Complessa? E chi è? Ad Omegna non c’è. Il Direttore Interinale lo supplisce. Chissà quali “esigenze di risorse da reperire” tirerà fuori: probabilmente nessuna.

Ma c’è una cosa molto più importante di questa. Dopo un decennio di tiramolla su quello che si fa e quello che non si fa, sul detto ma non scritto che però è sicuramente così, dopo due anni passati a ragionare su un piano che annunciava la chiusura dei laboratori di Omegna, Vercelli e Ivrea nell’autunno del 2012 che però è miseramente naufragato nel 2013, dopo un “riassetto” deciso soltanto dalla Direzione che dice che i laboratori si specializzeranno, che per metà finisce in niente perché non ci sono soldi ed infine dopo l’annunciata riduzione a presidio sei laboratori di Omegna implicita nel passaggio delle competenze sul monitoraggio delle acque di balneazione alla Struttura di Asti, dopo tutto questo i colleghi dei laboratori hanno tutte le ragioni del mondo per sentirsi stanchi, demotivati, addirittura nauseati. Il malessere organizzativo derivante da cattiva gestione dell'organizzazione aziendale, richieste contrastanti, mancanza di chiarezza sui ruoli, scarso coinvolgimento nei processi decisionali dell'azienda, cambiamenti organizzativi inadeguati, precarietà del lavoro, comunicazione inefficace, e cioè dalla condotta della Direzione in questi ultimi anni, oltre ad essere causa di stress da lavoro correlato è un’incentivazione alla mobilità. Ovviamente la Direzione, visto che non sa “ancora” cosa fare delle proprie strutture laboratoristiche, ha annunciato che bloccherà “la mobilità in ingresso nei laboratori”. Ma non quella in uscita. Se qualcuno vuole andarsene volontariamente può farlo: non serve neanche incentivarlo. Basta lasciarlo senza prospettive per qualche anno e nel frattempo fargli balenare il fatto (davvero “indiscutibile”) che prima o poi dovrà comunque trasferirsi (tanto si chiude!) e il risultato lo si ottiene lo stesso. In questo la “nuova” Direzione Generale è uguale alle precedenti: ci prende per fame. Non risponde, latita, lascia andare le cose. Così la gente si arrabbia, cozza per un po’ contro il muro di gomma della dirigenza, si stanca e se ne va. Così magari, prima o poi, si riducono anche i costi del personale.

 

Conclusioni.

 

Questo è quello che succede ad Omegna ma, probabilmente (senza il corollario dello scippo delle balneazioni) anche ad Ivrea, a Vercelli, a Grugliasco, ad Alessandria, a Cuneo ed in tutte le altre sedi di laboratorio. Per quanto tempo ancora vogliamo continuare a subire una politica aziendale basata sul portafoglio regionale e (ma solo in seconda battuta) sull’improvvisazione?

Per adesso, per quanto riguarda Omegna, possiamo solo dire che non permetteremo che passi lo smantellamento dei laboratori implicito nel passaggio del monitoraggio delle acque di balneazione alla S.S. Qualità delle Acque.

 

Con le nostre iniziative abbiamo contribuito ad affossare il piano di riposizionamento

Con le nostre iniziative possiamo affossare anche questo subdolo “riassetto”, basato su ambizioni personali, superficialità, calcoli opportunistici e necessità di bilancio.

Perciò alla Direzione diciamo: non potete sempre fare quello che vi pare. I lavoratori vi vedono e vi giudicano e non è un bel giudicare. Pensateci.

 

Redazione chiusa il 4 marzo 2014

 

 

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