Inaccettabile: pazienti oncologici lasciati al caldo, poi arrivano i Carabinieri e al Businco scattano acqua e ventilatori. Ospedale oncologico di riferimento regionale della Sardegna e ARNAS Brotzu nel caos gestionale
USB PI Sanità esprime indignazione per quanto sta accadendo nei Presidi San Michele e Businco.
Fa riflettere che soltanto dopo l'ispezione effettuata da SPRESAL e NAS l'Azienda abbia annunciato misure che fino a quel momento non erano state adottate al Presidio Businco: ventilatori, distribuzione di bottiglie d'acqua, pellicole oscuranti e perfino la possibilità di rinviare gli accessi dei pazienti come "estrema ratio". Se questa è la risposta all'emergenza, significa che per troppo tempo l'emergenza è stata semplicemente ignorata.
Ancora più grave è che tra i provvedimenti venga contemplata la riprogrammazione di visite e prestazioni in un ospedale oncologico. Al Businco vengono curati pazienti affetti da tumore, sottoposti a chemioterapia e a percorsi terapeutici estremamente delicati. Il Businco rappresenta l’ospedale oncologico di riferimento regionale della Sardegna, e proprio per questo ogni criticità organizzativa e strutturale assume un peso ancora più grave. Sono persone fragili che non possono diventare le vittime dell’inerzia gestionale e della mancata programmazione.
Ridurre l’emergenza del Businco alla distribuzione di ventilatori e acqua significa negare la realtà del problema e continuare a rinviare interventi strutturali ormai improcrastinabili.
Anche la distribuzione di acqua al Presidio Businco conferma il livello di abbandono gestionale, facendo emergere che fino a quel momento non risultavano assicurate nemmeno le condizioni più elementari di assistenza per pazienti e operatori.
La stessa Direzione oggi ammette che gli impianti sono caratterizzati da una "notevole vetustà" e necessitano di interventi strutturali. È esattamente ciò che USB Sanità denuncia da tempo attraverso segnalazioni, richieste di intervento e denunce sulle condizioni del Presidio Businco. Oggi l'Azienda certifica ciò che per troppo tempo ha scelto di non affrontare.
La domanda è inevitabile: dov'era la Direzione quando USB PI Sanità denunciava ripetutamente il deterioramento degli impianti e le condizioni critiche delle strutture? Perché si è aspettato di arrivare a temperature insostenibili per pazienti e operatori prima di intervenire, sia pure con misure del tutto insufficienti?
Se oggi si distribuiscono bottigliette d'acqua e si installano ventilatori al Businco, viene spontaneo chiedersi perché non lo si sia fatto prima. Anche questi interventi minimi arrivano soltanto quando la vicenda assume rilevanza pubblica e dopo l'intervento degli organi di vigilanza.
Nel frattempo, il nostro Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza ha trasmesso un'ulteriore nota urgente all'Amministrazione chiedendo chiarimenti sull'ispezione effettuata da SPRESAL e NAS presso il 5° Piano di Oncologia Medica del Businco, l'accesso ai relativi verbali e un riscontro alla precedente segnalazione sul rischio da stress termico, rimasta senza risposta.
È ancora più grave che il nostro Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza sia stato tenuto all'oscuro dell'ispezione, pur avendo trasmesso ripetute note e segnalazioni sulle stesse criticità che hanno reso necessario l'intervento degli organi di vigilanza. Apprendere dell'accesso di SPRESAL e NAS dagli organi di stampa, anziché dall'Azienda, rappresenta un fatto inaccettabile e una palese lesione delle prerogative riconosciute all'RLS dalla normativa vigente.
USB PI Sanità non accetterà che una prolungata inerzia venga coperta da interventi di facciata. La salute dei pazienti oncologici e la sicurezza dei lavoratori non si tutelano con comunicati, ventilatori e bottigliette d'acqua, ma con impianti efficienti, manutenzione programmata e una gestione responsabile.
Le responsabilità di quanto accaduto dovranno essere accertate fino in fondo. USB PI Sanità continuerà a vigilare e a denunciare ogni omissione. Perché la dignità dei lavoratori e il diritto alle cure dei pazienti non possono essere sacrificati all'incapacità gestionale.