MANOVRA DI BILANCIO: 2,3 MILIARDI ALLA SANITÀ, 4,6 ALLE SPESE MILITARI. LA RABBIA DELLE PIAZZE NON SI FERMERÀ.
Mentre il governo sbandiera aumenti record per la manovra economica, la realtà nei nostri ospedali racconta un’altra e drammatica storia. Il grido d’allarme sollevato all'unanimità da tutte le Regioni parla chiaro: le risorse reali stanziate per la sanità sono del tutto insufficienti, i bilanci delle strutture pubbliche sono ormai a un passo dal fallimento e i territori saranno costretti a tagliare ulteriormente i servizi. Per il prossimo anno sono previsti appena 2,3 miliardi di euro di nuove risorse effettive per il Ssn, meno della metà dei 5 miliardi sbandierati dall'esecutivo e una frazione rispetto ai 7,5 miliardi minimi richiesti dalle Regioni solo per far fronte alle spese fisse e agli aumenti legati all'inflazione. La conseguenza è brutale ed è già scritta: vengono totalmente azzerati i finanziamenti per la salute mentale e per gli screening oncologici; salta l’acquisto di nuove apparecchiature, costringendo i servizi di diagnostica a lavorare con macchinari obsoleti che, oltre ad allungare ulteriormente i tempi d'attesa, incidono sulle diagnosi e sulla tempestività delle cure.
A fronte di questo deserto pubblico, il governo decide di stanziare 1,6 miliardi di euro per finanziare i privati attraverso la Carta del valore di 300 euro per gli over 75. Un bonus elettorale che potrà essere speso esclusivamente fuori dal SSN per pagare farmaci da banco, visite specialistiche e cure odontoiatriche nelle cliniche private. Invece di abbattere le liste d'attesa rinvigorendo il pubblico, l’esecutivo usa i soldi pubblici come un passaporto obbligato verso i privati.
Tutto questo mentre le piazze d’Italia esplodono di rabbia contro il carovita e il caro carburante, segnalando l'impossibilità di arrivare a fine mese a causa dei bassi salari e di un'inflazione galoppante che continua a divorare il potere d'acquisto delle famiglie. In questa manovra non c'è nessuna risorsa per sbloccare le assunzioni stabili e per far fronte all'adeguamento degli stipendi di tutto il personale. Di fronte alla denuncia di una spesa sanitaria a carico delle famiglie di oltre 42 miliardi e con circa 6 milioni di persone che rinunciano alle cure, la risposta del governo è l'ulteriore smantellamento del SSN, la garanzia dei profitti per la sanità privata e l'aumento delle spese militari.
La rabbia espressa nelle piazze del 30 ottobre scorso dalle lavoratrici e dai lavoratori di ogni comparto e settore, dagli studenti, dai precari, dai disoccupati, dagli agricoltori, dagli autotrasportatori, dai cittadini non si fermerà in assenza di un cambio di rotta del governo, è solo all'inizio!
USB Pubblico Impiego Sanità