Sanità. DIRITTI CONFINATI

In allegato il volantino

Genova -

Mentre le missioni militari dello Stato Italiano pretendono di esportare la “democrazia” nel mondo, in Italia si distilla la quint'essenza della discriminazione.


Gli infermieri professionali extracomunitari non potranno più accedere ai concorsi nella Pubblica Amministrazione. Speciosamente viene fatto prevalere su tutto il requisito della cittadinanza italiana.


Decreti legislativi, direttive comunitarie e, per ultimo, una sentenza della Corte di Cassazione affondano, con sapiente bizantinismo, i principi stessi  dell’eguaglianza e del diritto.


Dalla foresta di norme e cavilli viene evidenziato con chiarezza che solo gli infermieri extracomunitari non possono ricoprire ruoli nella Pubblica Amministrazione.



L’organizzazione capitalistica del lavoro seleziona di necessità le figure e i ruoli che meglio rispondono alle sue esigenze: ecco che scattano le deroghe per dirigenti e altre figure apicali. Quello che "i padroni del vapore" vogliono in realtà è forza lavoro a basso costo, lavoratori - meglio se “irregolari” - da ricattare e utilizzare contro le rivendicazioni degli infermieri.



Si evidenzia cosi che le regole e le leggi, più che ispirarsi alle sacre fonti del Diritto, traggono origine dalla più prosaica logica del profitto: non è la Civiltà del Diritto a decidere, ma il mercato.


Le  discriminazioni non passano per i confini geografici delle nazioni, ma per i confini di classe.



Oggi viviamo in un mondo globalizzato, il capitale finanziario è sempre più internazionalizzato e le imprese si spostano dove meglio si realizzano i profitti. Non esistono barriere per il denaro: perché mai dovrebbero esistere per gli infermieri e i lavoratori?



Le ragioni della solidarietà tra i lavoratori nascono dalla comunanza di interessi, bisogni e speranze, che sono ben altra cosa dalla solidarietà astratta e rituale degli Angelus e delle processioni più o meno laiche.



Oggi l’assetto giuridico è tutto uniformato agli interessi dell’”Internazionale del Capitale”.


Partendo dalle situazioni concrete  bisogna costruire l’unità di tutti i lavoratori.
Le  discriminazioni razziali e sociali sono un attacco a tutto il mondo del lavoro perché allargano l’area della precarietà e dell’insicurezza sociale.



Se non si conduce una battaglia su questo terreno, la strada verso il degrado è segnata. Infatti dopo tre incarichi, dopo aver condiviso oneri e responsabilità, questi lavoratori altro non potranno che consegnarsi alle cooperative private, magari con un inquadramento d’addetto alle pulizie, con una perdita certa di diritti e trattamento economico che concorrerà ad abbassare il livello generale dei salari di tutti: italiani e stranieri, comunitari e non.



Si crea ad arte una contrapposizione tra lavoratori, agitando gli stracci di Patria e Nazione e subito dietro  Legislatori e Giuristi  sono pronti a cantare in coro.

 

È su un altro spartito che si possono sconfiggere discriminazioni e miserie.

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