USB PI Sanità: sulle liste d'attesa mentono tutti sapendo di mentire!
Il 4 febbraio scorso si è tenuto un interessante question time alla Camera dei Deputati, con il Ministro della Salute Schillaci intento a rispondere ad un’interrogazione parlamentare, presentata dall’opposizione, sulle liste d’attesa.
Da una parte il Ministro attribuisce la responsabilità dei tempi di attesa alle Regioni, non prima di aver enunciato il principio “non negoziabile” che la salute non dipende dal portafoglio; dall’altra l’opposizione snocciola i drammatici e conosciuti dati dei circa 6 milioni di persone senza cure, degli oltre 40 miliardi spesi ogni anno dai cittadini, della carenza di personale, del sistematico definanziamento del SSN e denuncia la volontà di “smantellare un sistema eccellente”.
Sembra il giorno della marmotta, dove tutto si ripete sempre uguale all’infinito.
Chissà dove sono stati tutti ‘sti fenomeni negli ultimi 30 anni mentre si aziendalizzava la sanità, sancendo il primato del profitto sulla salute; si manometteva la Costituzione frammentando il SSN in 20 sistemi regionali destinati a creare e alimentare disuguaglianze; si tagliavano posti letto, ospedali e servizi; si foraggiava alacremente il privato, a partire da quello religioso, con i soldi pubblici e la bufala dell’eccellenza; si blindavano le facoltà di medicina e infermieristica e si tagliavano i salari incentivando la fuga dalle professioni sanitarie e dagli ospedali.
E, soprattutto, quando si introduceva colpevolmente nel sistema pubblico l’intramoenia, con la nobile quanto palesemente falsa giustificazione del diritto del cittadino alla libera scelta del medico e che, non solo è diventata l’unica via di accesso al pubblico (per chi può permetterselo!) ma una sorta di recupero salariale per il personale così da integrare, con le tasche dei cittadini, stipendi che rimangono tra i più bassi d’Europa.
Che l’intramoenia sarebbe diventata uno dei principali elementi distorsivi del sistema pubblico, era evidente, creando a caduta effetti sia sulle liste d’attesa che sulla mobilità sanitaria, altro moltiplicatore di disuguaglianza e generatore di profitti per alcune regioni, prevalentemente del nord Italia.
Erano tutti lì, ora al governo ora all’opposizione; tutti attori alternativamente protagonisti e artefici di uno smantellamento già ampiamente realizzato. E sono del resto ancora lì, a governare quelle stesse Regioni che non garantiscono tempi d’attesa compatibili con il diritto alla salute.
Nonostante il Dl liste d’attesa, non esiste ad oggi un sistema di analisi, monitoraggio e controllo dei tempi d’attesa uniforme sul territorio nazionale e le Regioni non inseriscono i dati se non in maniera parziale e in ordine sparso. Nel mentre si moltiplicano i trucchetti adottati per nascondere il problema, il più classico dei quali rimane quello di non far risultare la richieste di visita/esame laddove questa non abbia esito positivo per mancanza di posto.
Di fronte a questo scenario non bastano più denunce rituali o rimpalli di responsabilità. La difesa del Servizio Sanitario Nazionale non può essere delegata a chi l'ha sistematicamente distrutto.
Serve una mobilitazione larga e consapevole di lavoratrici e lavoratori della sanità, di cittadine e cittadini, per rivendicare un diritto e pretendere un servizio pubblico universale, accessibile, sottratto alle logiche di mercato.
Difendere il SSN oggi significa scegliere da che parte stare: o con il diritto alla salute, o con un sistema che trasforma la malattia in profitto e l’attesa in selezione sociale.
USB P.I. Sanità