MISERIA E… NOBILTA' - Contratto e "professionalità"

Comunicato Azienda Ospedaliera San Martino

Genova -

8 maggio 2006. Dopo 3 anni di inconcludenti politiche concertative, la montagna non ha partorito neanche il proverbiale topolino. I lavoratori esasperati si sarebbero accontentati anche di un contrattino al di sotto di aspettative (e promesse). Invece nulla di tutto questo: il sospirato contratto è ancora in alto mare.
Con ben altro impegno si sono attuate in questi anni politiche di promozione di una elite dirigenziale (Coordinatori, DAPS, ecc). Il compito assegnato a questi è obbiettivamente quello di attuare le politiche aziendali e costituire un esercito di zelanti servitori della linea della riduzione degli organici. Il finanziamento dei pretoriani aziendali, fisso e ricorrente anche ai fini pensionistici, è a carico del fondo per la produttività, saccheggiando così risorse che spetterebbero a tutti. Si spiega così la indecorosa sceneggiata e i ritardi nel pagamento degli incentivi.
Nessuna invidia verso i fruitori di questi "premi". Solo che noi, "figli della serva", che si sbattono nelle corsie tra mille difficoltà, di tutto avevamo bisogno fuorché di sergenti e caporali di giornata che pensano quello che noi, bene o male, facciamo.
Con la retorica della professionalità, e diffondendo l’illusione di una promozione per tutti conseguita a colpi di lauree, master, e corsi ECM solo un’infima minoranza vedrà, forse, coronare i suoi sogni: l’affrancamento dalle corsie (più in fretta se tesserati con le giuste cordate).
Tutti quelli che fanno della professionalità il monotema per l’azione sindacale non denunciano mai la "fuga dalle corsie" dove dovrebbe finalizzarsi tanta professionalità e "tanto sapere". Cresce così l’esercito degli impiegati-infermieri, insegnanti-infermieri, dirigenti-infermieri, ………….-infermieri ma diminuiscono gli infermieri-infermieri.
Queste ideologie diffondono aspettative e illusioni. E dividono di fatto i lavoratori. Tale impostazione ha trovato una sponda anche in Parlamento: l’ex governo Berlusconi ha varato una legge sul riordino delle professioni sanitarie iniziando, ovviamente, dall’assegnare un ruolo giuridico a queste figure apicali propedeutico ad un prossimo trasloco nel comparto medico-dirigenziale.
I dirigenti di Nursing up si vantano di aver avuto un ruolo attivo nella elaborazione del testo della legge, tanto da meritare il riconoscimento ufficiale del Senatore Antonio Tomassini responsabile della Commissione Sanitaria di Forza Italia. Ma tutto questo determina un impoverimento dei contenuti professionali della attività assistenziali che procede di pari passo ad una riduzione numerica degli infermieri professionali.
L’attuale modello formativo va contrastato e ripensato partendo dal ruolo non marginale svolto da figure quali gli OSS, OTA, ecc (sono un terzo del personale sanitario) per scongiurare quello che sta avvenendo nella sanìità privata. Qui gli infermieri professionali non sono più la regola bensì l’eccezione. La soluzione prospettata da IPASVI & Company che definiscono queste figure come "personale di supporto" è un ritorno all’oscurantismo mediovale, al… garzonetto di bottega?

Supporto a chi???!!!

Le case si costruiscono dalle fondamenta, non dal tetto. E’ prioritario promuovere professionalità partendo da chi l’attività assistenziale la pratica. Non si può squalificarli a "supporto". Dovrebbe essere evidente e manifesto che questi lavoratori vanno a sostituire, non a integrare, il personale infermieristico.
Se almeno per un momento si mettesse da parte la boria professionale che fa tanto piccolo medico e si scoprisse orgoglio e dignità di lavoratori, di tutti i lavoratori, si potrebbe veramente difendere la professionalità, senza inseguire chimere e nobiltà che, di fatto riducono chi lavora nella Sanità ad una vera miseria professionale.

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