Tagli nella Sanità in Campania

Gli stessi responsabili del disastro, siederanno intorno al tavolo tecnico per stabilire dove tagliare

(nella città dei paradossi e delle contraddizioni, la sanità non fa alcuna eccezione)

 

Napoli -

L’Assessore alla Sanità della Regione Campania, con decreto n. 175 del febbraio 2006 ha costituito il tavolo tecnico permanente per monitorare l’attuazione della delibera Regionale n.1843 del 2005, sui tagli alla Sanità, la cosiddetta "cabina di regia" che dovrà stabilire dove e quali tagli occorrerà effettuare nella sanità in Campania, necessari per rientrare nei parametri fissati dal governo Nazionale.

Il tavolo è stato promosso dall’Assessore Regionale alla SanitàMontemarano, già Direttore Generale dell’ASL NA 1, la più grande d’Italia.
Certamente il maggiore responsabile del buco gestionale, (un debito di circa 6 miliardi di Euro, accumulato negli ultimi 5 anni), nel bilancio della Sanità Regionale Campana.

La sua nomina ad Assessore alla Sanità, dopo tali risultati, rappresenta chiaramente quali requisiti occorrono in questo ambiente per fare carriera.
Se riuscirà a proseguire per questa strada
, producendo un risultato analogo come Assessore, potremmo ritrovarcelo Ministro della Salute, ma d’altronde, come ha dimostrato il risultato elettorale dello sconosciuto rampollo di famiglia, (8 mila voti alle ultime amministrative), il popolo della Sanità in Campania, questo vuole.

Gli altri componenti del tavolo, sono:
1) i sindacati confederali concertativi CGIL in testa, che sono stati e sono ancora, correi del saccheggio e dello sperpero delle risorse pubbliche per favorire gli interessi delle loro clientele, delle organizzazioni di appartenenza e dei partiti di riferimento e se hanno preteso un posto nella cabina di regia, e stato solo per assicurarsi che tali eventuali tagli, non colpissero i loro interessi e quelli dei loro amici ed organizzazione.

2) I rappresentanti dei D.G. (le teste di legno della Sanità) ed un altro manipolo di servi e ruffiani, tutto titoli e spalline, che in realtà non hanno ne potere ne dignità, sono in quei posti per volontà e decisione dei loro partiti di riferimento e/o appartenenza, prodotti di seconda qualità della lottizzazione politica, che devono rispondere solo a loro del proprio operato.

Anche loro sono lì solo per difendere gli interessi delle lobby e dei poteri forti dal pericolo dei tagli.

Ciò significa che se tagli ci saranno, ci saranno solo per quelli che stanno fuori da questi ambiti, fuori dal "sistema"; i lavoratori con la tessera sindacale e/o di partito sbagliata, i cittadini senza santi in paradiso.Forse è il caso di incominciare a pensare come auto/difendersi da tutto ciò, per esempio costituendo comitati per la difesa della sanità pubblica, formata da tutti quei soggetti sociali, sensibili ai problemi veri e primari per i cittadini, perché una battaglia per la difesa della Sanità pubblica, non è meno importante della battaglia contro la privatizzazione dell’acqua o quella contro gli inceneritori che si sono svolte in Campania

Il discorso però non si ferma qui, le conseguenze di questa situazione e le relative contraddizioni paradossali, stanno incominciando ad evidenziarsi anche nell’ambito lavorativo della sanità, soprattutto da quando le "teste di legno" presidiali, (i direttori sanitari di ospedali e distretti), da sempre servili ed ubbidienti ciecamente agli ordini del Direttore Generale, che gli indicava perfino con quali sindacati dovevano relazionarsi, hanno avuto l’ordine di applicare la parte della delibera 1843, riguardante la riduzione della spesa del personale (il 18% in tre anni), incominciando con la riduzione del salario accessorio (straordinario, pronta disponibilità, indennità notturne, di turno, ecc.) provocando una naturale riduzione della forza lavoro ed un aumento insostenibile dei carichi di lavoro e una mobilità interna selvaggia per tutti gli operatori.

Una situazione che assume aspetti ancora più drammatici nel periodo estivo, quando il personale dovrebbe andare in ferie, in molti casi anche queste sono a rischio.

Molti D.S. stanno cercando di tamponare alla meglio la situazione, promovendo arbitrariamente, con la complicità dei soliti loro amici sindacati concertativi e compromessi, forme di riorganizzazione del lavoro, che in sostanza mirano a voler mantenere la stessa produzione e garantire le stesse prestazioni, con minor forza lavoro, dunque, attraverso un aumento dei carichi di lavoro di ogn’uno.

Una situazione che sta creando tensioni in molti reparti e servizi negli ospedali e nei presidi, che vede ancora una volta uniti contro i lavoratori, gli stessi soggetti che hanno prodotto questi danni e che da tutto ciò hanno ricavato dei vantaggi, una unione di interessi che non consente più di distinguere il sindacato dal datore di lavoro, un unione che vuole far pagare la conseguenze di un disastro da loro prodotto, agli stessi soggetti che di questo sistema ne sono stati sempre vittime, si vuole anche adesso approfittare dei più deboli, come hanno sempre fatto.

Sono molti i lavoratori che proprio a seguito di questa situazione stanno trovando il coraggio di dire basta, che vogliono ribellarsi a questa violenza camorristica rappresentata dalla collusione tra sindacato e datore di lavoro che da anni viene praticata sui lavoratori che stanno fuori dalle loro grazie, mortificandoli nella loro professionalità e dignità lavorativa.

Dopo anni, si ricomincia a parlare di sciopero, di rompere quei compromessi fatti di straordinario, piccoli ed illusori privilegi e promesse varie, si ritorna, finalmente, a parlare di rivendicazione dei diritti, di qualità dell’assistenza e delle condizioni di lavoro e di vita.

In diversi luoghi di lavoro si è dichiarato lo stato di agitazione ed in alcuni casi si è proclamato anche lo sciopero, contro le condizioni lavorative e la qualità dell’assistenza.

Forse, speriamo, non tutto è perduto.

Forse il cambiamento, (sia pure in peggio) della situazione oggettiva, sta provocando un cambiamento, (in meglio) soggettivo dei lavoratori? Non si può escludere, se pure non generalizzato, in parte ciò è possibile e noi, francamente, ce lo auguriamo, sia pure senza illuderci che ciò possa avvenire da un giorno all’altro, visto il radicamento della cultura clientelare esistente nella Sanità in Campania, come ci hanno confermato i recenti risultati elettorali.

Ciò è auspicabile soprattutto in questo momento di rinnovato attacco ai lavoratori in generale e a quelli pubblici e della Sanità in particolare, da parte dei soliti poteri forti e da parte del nuovo governo di centro sinistra, che ha deluso molte (ingenue) aspettative dei propri elettori.

Un attacco violento oltre le più negative previsioni, forse perché anche convinti del fatto che dopo la parentesi Berlusconiana, la gente psicologicamente si è convinta che ha praticamente da scegliere tra la cacca calda e quella fredda, (questo è il bello del sistema bipolare), inoltre si sentono forti del fatto che grazie alla complicità delle organizzazioni sindacali confederali a loro funzionali, sono in grado di controllare le masse, come hanno ampiamente dimostrato con Cofferati che mobilitava milioni di lavoratori e pensionati contro la riforma delle pensioni, per poi farla loro lo stesso e nessuno ha protestato. Su questo terreno nessuno li batte. Adesso poi, gli esperti della materia, (i sindacalisti confederali) stanno direttamente nel governo, figuriamoci.

Come nella tradizione della sinistra, le esperienze vanno capitalizzate e messe a frutto all’occorrenza, e questo sta avvenendo, peccato che questi lo fanno contro i lavoratori e contro qualsiasi forma di opposizione alla loro politica. I segnali che arrivano sono preoccupanti e fanno capire che gli attacchi ai lavoratori e ai pensionati saranno molto più pesanti rispetto a quando sono riusciti a fare nella loro prima esperienza di governo, e molto peggio di quando appaiono, visto quanto sono preoccupati delle reazioni che queste potrebbero provocare tra la gente, (la Francia è vicina), questo spiega la campagna di repressione ed intimidazione sferrata nel paese e nei luoghi di lavoro, dove centinaia di persone sono state poste in regime di arresti domiciliari e limitazioni varie della libertà, per episodi di protesta sociale, come l’autoriduzione dei prezzi, contro il caro vita, accaduti qualche anno fa, o le decine di licenziamenti a lavoratori iscritti ai sindacati di base, per futili motivi, una intimidazione preventiva ed un auto deterrente per tutti gli altri lavoratori.

Ma non è tutto, per non rischiare, questo governo, si è preoccupato di organizzare anche un area di opposizione conflittuale controllata, composta da pezzi di…sindacati confederali come la grande FIOM, da pezzi del sindacalismo di base filo rifondazione, come i COBAS, e di altri pezzi presi in giro qua e là, per farli intervenire ogni volta che occorre, e spegnere così sul nascere ogni eventuale tentativo di opposizione reale che potrebbe disturbare i manovratori e incrinare l’immagine del governo di centro sinistra, amico dei lavoratori e difensore dei loro diritti, nonché garante della Costituzione, della pace, contro le corruzioni e le lottizzazioni, per la difesa dei diritti dei più deboli e delle minoranze, ecc. anche questa è una pratica da sempre usata da una certa sinistra quando va al potere, contro ogni opposizione vera, soprattutto se proveniente dalla loro sinistra

In queste situazioni, il fatto di essere una organizzazione sindacale indipendente ci consente di rimanere lucidi e vedere con obbiettività quello che succede intorno a noi, cosa che non succede a chi è condizionato da un rapporto strutturato con partiti politici e dalla fase politica che essi si ritrovano a vivere, di governo o di opposizione, a secondo dei casi.

Questa lucidità, ci consente di capire che occorre mettere in atto iniziative di lotta per contrastare qualsiasi attacco ai lavoratori, da qualunque governo arrivi, per noi, non esistono governi e/o imprenditori amici. Per questo motivo ci considerano loro nemici.

Perciò è stato già annunciato che contro la manovra finanziaria del ministro SCHIOPPA, che è un vero e proprio attacco in profondità allo stato sociale e ai pubblici dipendenti, la R.d.B./CUB promuoverà una serie di iniziative di protesta in tutto il paese e proclamerà uno sciopero entro il prossimo autunno.

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