SANITA' CAMPANA. IL RIENTRO DAL DEFICIT LO PAGANO I LAVORATORI!!

Napoli -

Con l’accordo tra il Presidente della Regione ed i Ministri della Salute e dell’Economia, sul “piano di rientro” triennale del disavanzo della sanità, la Regione Campania, si è assicurata una quota di quel miliardo di euro, che il governo Nazionale ha destinato per incrementare annualmente, il fondo Nazionale della sanità, un miliardo di Euro da ripartire tra le Regioni in deficit.

L’accordo, che prevede attraverso l’individuazione di specifici obbiettivi di risanamento, di riportare entro il 2010 il servizio sanitario Regionale in condizioni di equilibrio economico-finanziario, è pregiudiziale per la progressiva erogazione delle risorse integrative e aggiuntive statali, anche se non è dato sapere quando e come ci saranno.

Il punto di caduta più importante riguarda il personale dipendente del servizio sanitario pubblico; l’elemento principale di risparmio riguarda infatti la spesa per il personale, ritenuta pregiudizialmente troppo alta e si somma alle riduzioni già previste dalla D.G.R.C. n. 1843/05.

Si parte con la riduzione progressiva del personale entro tre anni, attraverso il blocco parziale del turn-over:
·    nel 2007: si può compensare l’uscita di 100 infermieri, solo con 25, mentre per il restante personale, sui 100 che escono, si possono integrare solo 10;
·    nel 2008: si può compensare l’uscita di 100 infermieri, solo con 50, mentre per il restante personale, sui 100 che escono, si possono integrare solo 25.

Inoltre per gli anni 2007/08/09, tutte le aziende sanitarie Regionali non possono assumere personale a tempo determinato a qualsiasi titolo ed è fatto divieto a tutte le aziende sanitarie Regionali di bandire concorsi e assumere personale a tempo indeterminato, (che comunque, dovranno essere autorizzate dalla Giunta Regionale) se non prima:
a)    di aver attuato processi di riordino e accorpamenti di strutture e/o trasferimento ed unificazione di funzioni;
b)    di aver prioritariamente utilizzato la percentuale disponibile per le nuove assunzioni, per il riassorbimento dei lavoratori precari che ricoprono posizioni di lavoro nelle aziende sanitarie Regionale.
(solo con questo intervento si prevede un risparmio, nei tre anni, di 601 mln di E.)
 
Si prosegue poi con la rideterminazione delle dotazioni organiche (entro il 30/04/2007) riferite alla consistenza organica in servizio al 31/12/2006, considerando i dipendenti diretti e quelli non diretti e si rideterminano, sempre in riduzione, anche i fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa, in misura tale da conseguire comunque i risparmi,(riferiti al costo del personale dell’anno 2005) non inferiori ai valori riportati per ogni singola azienda nella tabella 1 che è allegata alla delibera Regionale. (es. riduzione ASL NA 1- 3.452.926).
(con tale intervento si prevede un risparmio nei tre anni, di 54 mln di E.)

il terzo intervento, consiste nel riallineamento delle risorse per le competenze del salario accessorio, alla media Regionale.
(Questo punto, prevede un risparmio nei tre anni, di 204 mln di E.).
Tutto si basa su un analisi dettagliata, azienda per azienda, attraverso la ricostruzione dell’ammontare dei fondi e della retribuzione unitaria media per singola categoria, a seguito della quale sono emerse delle macro disparità tra un azienda e l’altra, perché sono molto diverse le realtà tra loro, anche dal punto di vista della richiesta di servizi ed assistenza.

Nonostante le abnormi diversità, la Regione, ragionieristicamente, ha predisposto un piano per ridurre, entro il 30/06/2007, al livello medio Regionale, sia i fondi che le retribuzioni unitarie delle aziende che superano tale media.
Il risparmio totale di tutta l’operazione nei tre anni, è di 859 mln di E.

Nella delibera Regionale, viene esplicitamente detto che l’obbiettivo è quello di rendere operative le misure previste dalla DGRC 1843/05 e cioè:
·    applicare senza eccezioni le ipotesi massime di lavoro straordinario annuo consentito dal CCNL;
·    contenimento delle prestazioni  che prevedono il pagamento di indennità accessorie ai casi di effettiva necessità.
come dire: in alcune Aziende fondi e retribuzioni medie di singole categorie sono risultate superiori ad altre e vanno allineate in basso, per risparmiare.

Qualche considerazione:

Gran parte di salario accessorio è stato per anni utilizzato in modo clientelare per ottenere e consolidare consensi politici e sindacali  funzionali agli interessi del potere Regionale.
Questo ha fatto la fortuna di molti ma ha prodotto oltre 6 miliardi di euro di debiti in cinque anni, deficit che adesso sono costretti a pagare i cittadini e gli operatori (questi ultimi, 2 volte come cittadini e come operatori).
Una parte di soldi sono stati utilizzati per permettere la funzionalità di molti servizi ed attività, aperti anche se totalmente privi di organico, spesso solo per dare un primariato a qualche amico del politico di turno.
Ai lavoratori, lo straordinario, la pronta disponibilità, le varie indennità, sono state sempre  concesse come un regalo e non come un istituto contrattuale, spesso sottopagato e usurante per la loro salute, al punto che troppe volte veniva barattato in cambio della sottomissione, della sopportazione di condizioni lavorative inaccettabili e/o dell’iscrizione al sindacato che gli permetteva di ottenerlo.
Con questo accordo si pretenderebbe di ridurre contemporaneamente gli stipendi ed il personale, aumentare i carichi di lavoro e garantire i LEA e i servizi aperti senza personale,
ci sembra esagerato,
 è vero che i lavoratori si sono resi anch’essi responsabili di questo sistema che ha distrutto la sanità pubblica in Campania, ma solo per necessità ed ignoranza, non certo per complicità.

Il minimo che si può prevedere, sarà un peggioramento drastico della qualità dei servizi e dell’assistenza già al di sotto degli standard minimi ed un aumento delle malattie, degli infortuni, delle malattie professionali, delle morte per causa di servizio e dell’assenteismo.

Se questa previsione si avvera, i cittadini troveranno una peggiore sanità a fronte di un costo maggiore provocato dall’istituzione dei ticket e dagli aumenti delle imposte locali, perciò saranno ancora più spinti verso la sanità privata e quella pubblica di altre Regioni, facendo lievitare ancora di più i costi della spesa sanitaria Regionale.

Inoltre perderanno la speranza di trovare un lavoro i tanti disoccupati e precari che intravedevano nella sanità l’unica speranza di opportunità lavorativa, perché era nota a tutti la mancanza di personale.