Centraliniste di Legnano: Strip conferenza il 5 settembre

La "strip conference" è venerdì 5 settembre alle ore 11.00

Milano, presso il Teatro Cooperativa - Via Hermada 8

Legnano -

Sarà una conferenza stampa rigorosamente Vietata ai Minori di 18 anni

 

 

Siamo le 11 precarie licenziate dall’Ospedale di Legnano:

 

Non abbiamo nulla da perdere e con il nostro gesto vogliamo porre l’attenzione non solo sulle condizioni di vita e di lavoro di milioni di giovani costrette alla precarietà di cui oramai tutti sono a conoscenza ma soprattutto della rabbia che ogni giorno accumulano milioni di precari Italiani come noi .

 

Vogliamo che  politici e cineasti smettano  di raccontare le condizioni di vita a noi precari ma inizino a parlarci di reddito di cittadinanza quando si è licenziati e non di sussidi di disoccupazione.

 

Ci piacerebbe vivere in un paese dove non si parla di competitività delle imprese, ma di diritti dei lavoratori ed in primis del diritto di arrivare a fine mese e di non morire di lavoro.

 

Vogliamo che venga a cessare il continuo scorrere del tempo senza che nessun diritto per noi precari venga acquisito e nessun diritto acquisito dai lavoratori venga perduto.

 

Ci spoglieremo, ci denuderemo e ci venderemo per un posto di lavoro e lo faremo non solo per noi 11 ma per tutti i precari che come noi ogni giorno vengono denudati della loro dignità e  dei loro diritti, firmando lettere di licenziamento in bianco, contratti a ore, sempre più precari sempre più flessibili.

 

Venerdì faremo una strip conferenza per denudarci davanti agli obiettivi e alle telecamere, per prendere parola anche noi e lo facciamo senza vergogna, senza veli, nude di diritti, come ogni giorno milioni di precari sono nudi quando vanno al lavoro e venerdì ve lo mostreremo.

 

Senza reddito nessuna dignità


 

Info precarie.legnano@hotmail.it  -   3664534300

 

 

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PRECARIE DI LEGNANO: “STRIP CONFERENCE” CONTRO IL LICENZIAMENTO


 

Nelle scelte dell’attuale esecutivo la responsabilità delle mancate stabilizzazioni

 

 

Una “strip conference” per proseguire nella battaglia, sostenuta dalle RdB-CUB, contro la perdita del posto di lavoro . Così venerdì 5 settembre le lavoratrici del call center dell’ospedale di Legnano, che provocatoriamente si sono messe all’asta su YouTube, si denuderanno per protesta. Ora e luogo della “strip conference” verranno annunciati questa sera tramite un nuovo video su YouTube.

 

“Ci spoglieremo, ci denuderemo e ci venderemo per un posto di lavoro e lo faremo non solo per noi 11 ma per tutti i precari che come noi ogni giorno vengono denudati della loro dignità e  dei loro diritti, firmando lettere di licenziamento in bianco, contratti a ore, sempre più precari sempre più flessibili”, ha dichiarato una delle lavoratrici nel corso del presidio che si è svolto questa mattina davanti all’Ospedale di Legnano. Molti gli attestati di solidarietà che in queste ore stanno giungendo alle 11 centraliniste.

 

Secondo le RdB-CUB P.I., la vicenda che ora coinvolge le lavoratrici di Legnano, e che rischia di interessare tutti i call center sanitari della Regione Lombardia, è la dimostrazione di come l’attuale esecutivo non lasci alcun margine di soluzione alla vicenda del precariato. Commenta Sabino Venezia della del Coordinamento nazionale RdB-CUB Sanità: “Il Decreto Brunetta, intervenendo pesantemente sulla più importante risorsa della Pubblica Amministrazione, ovvero i suoi operatori, determinerà di fatto una riduzione di personale con la conseguente impossibilità di stabilizzazione dei precari. In altri termini, a Legnano come nel resto del paese, l’unica soluzione alla piaga del precariato cronico è il licenziamento dei lavoratori.

 

“Contro questa macelleria sociale – prosegue Venezia - le RdB rilanciano con forza lo sciopero e dei lavoratori Precari indetto per il prossimo 19 settembre e l’assemblea nazionale che si terrà in quella data  a Roma”, conclude il dirigente RdB-CUB.

 RdB CUB Pubblico Impiego

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3 settembre 2008 - Il Manifesto

PRECARIE DI LEGNANO «STRIP CONFERENCE» E SCIOPERO IL 19

Prosegue la battaglia delle lavoratrici precarie licenziate dal call center dell'ospedale di Legnano che, dopo essersi messe all'asta su You tube, hanno annunciato una «strip conference» venerdì, per rilanciare lo sciopero dei precari indetto per il prossimo 19 settembre. «Ci denuderemo e ci venderemo per un posto di lavoro e lo faremo per tutti i precari che come noi ogni giorno vengono denudati della loro dignità e dei loro diritti», dicono. Secondo la Rdb-Cub, la vicenda «è la dimostrazione di come l'attuale esecutivo non lasci alcun margine di soluzione alla vicenda del precariato».


3 settembre 2008 - Il Giorno

«L’ospedale ci ha lasciato in mutande»
Ieri il picchetto in cortile, ma la prossima mossa eclatante sarà lo spogliarello: «In un teatro, vi diremo dove» LA PROTESTA DELLE UNDICI CENTRALINISTE DEL CALL CENTER DEL CIVILE RIMASTE A CASA
di SILVIA VIGNATI

Legnano - VENERDÌ una strip-conferenza. Il 19 settembre uno sciopero di tutti i precari d'Italia: iniziativa partorita ieri mattina, al Civile di Legnano. Protagoniste: le undici operatrici di call center che hanno perso il posto di lavoro da lavoro, da lunedì. Dopo sei anni di impieghi a termini, contratti da rinnovare, rabbia da masticare, progetti da rimandare. LA PROTESTA delle donne disoccupate, dopo il video-asta su Youtube, acquista toni ancora più provocatori. «Cosa abbiamo ancora da perdere? - spiegavano ieri mattina al presidio organizzato al Civile - Non siamo forse già denudate nella nostra dignità, nei nostri diritti? Senza reddito, nessuna dignità!». Mattinata di protesta. Davanti al monoblocco sembra di essere su un set: telecamere, interviste, televisioni, fotografi. Pazienti che si fermano e chiedono cosa succede. Da un lato le donne, il banchetto, i giornali e le bandiere di Rdb (Rappresentanze di base). DALL'ALTRA i vertici aziendali. In mezzo le forze dell'ordine, che a metà mattina fanno spostare il picchetto "troppo vicino" all'ingresso del monoblocco. Le ex lavoratrici si raccontano. «Avevano ventilato una proroga di sei mesi del nostro contratto - spiega una di loro -. Sono partita a Ferragosto per una breve vacanza, speranzosa. Quei mesi in più erano una boccata d'ossigeno. Il 21 mi chiama una collega: siamo licenziate. Lunedì ho ritirato le mie cose alla postazione, e ho trovato funzionari dell'azienda al mio posto. Ho due figli di 12 e 16 anni, e mi chiedo se a 50 anni riuscirò a trovare un altro lavoro». UNA SUA COLLEGA: «Sono divorziata, un figlio di vent’anni disoccupato. Per anni ho fatto la pendolare da Varese. Ma potete immaginare cosa vuol dire essere messe in strada da un giorno all'altro?». Davvero vi spoglierete? «Stiamo cercando un teatro, e poi vi faremo sapere l'ora e dove. Noi cerchiamo solo un impiego definitivo. Abbiamo rate del mutuo da pagare, figli che vanno a scuola. Così è un'angoscia infinita». UN'ALTRA DONNA, che ha casa a Milano e fa la pendolare: «Ho sperato in una stabilizzazione, in tutto questo tempo. Sei anni da precari non li auguro a nessuno». Il gazebo si è spostato sul prato poco distante dalla grotta con la Madonnina. La presenza delle donne, delle bandiere, non lasciano indifferenti i passati. C’è il chirurgo che si avvicina ed esprime solidarietà, si informa, vuole sapere. La fisioterapista dalle mani d'oro che scrolla la testa. Passano due lavoratrici della farmacia che pongono domande. Poco lontano c'è anche un’operatrice della cucina, i capelli color del grano nascosti da una cuffietta bianca. È straniera, non parla bene l'italiano, ma ha paura che quello che è successo alle sue colleghe "telefoniste" possa capitare anche a lei: «Dicono che a novembre, noi delle cucine, saremo licenziate, siamo undici donne». Ancora donne. Ancora undici. RICCARDO Germani, sindacalista delle Rappresentanze di base, fa avanti e indietro per i viali, non stacca l'orecchio dal cellulare: "Adesso vogliono mandare le iscritte Rdb a fare il call center. Da non credere». PER TUTTO il giorno l'attenzione dei media è alle stelle. Carta stampata ed emittenti televisive hanno puntato i riflettori su queste donne così combattive, tutte a testa altissima. Ampio rilievo è stato dato dalla stampa nazionale al caso. Il tg2 delle 13 ha inserito nella "vetrina" la notizia del presidio. Il tg3 nazionale delle 14.30 ha trattato la vicenda. Canale 5 ha ospitato in diretta le donne nella trasmissione delle 17 "Pomeriggio cinque", con Barbara D'Urso. Poi un contatto telefonico con la redazione della trasmissione "Anno zero", di Michele Santoro: in una prossima puntata si parlerà di loro. A RACCOGLIERE le storie delle ex operatrici di call center e le repliche dell'amministrazione erano presenti, tra gli altri, anche Telelombardia e l'emittente Gold. «Abbiamo avuto contatti con duecento radio di tutta Italia, e un numero imprecisato di agenzie di stampa, onestamente abbiamo perso il conto», commenta Germani. Alle 13 di ieri ci siamo collegati con Youtube: il video delle 11 precarie aveva registrato 11mila contatti. «E in serata metteremo in rete un nuovo clip», afferma il sindacalista che l'amministrazione vede come una spina nel fianco (eufemisticamente).

Legnano. «LICENZIAMENTI? Non è la parola giusta!..

Legnano - «LICENZIAMENTI? Non è la parola giusta! Si sta creando un clima orribile per chi lavora e per chi viene in ospedale a farsi curare». Carla Dotti, direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Legnano, è indignata con la stampa: «Sono comparse solo le dichiarazioni di un sindacato, per altro». Dunque come stanno le cose? «Le donne del call center avevano un contratto siglato in accordo con la precedente amministrazione. Siamo di fronte a contratto triennale che viene a decadere: prorogarlo sarebbe stato un atto illegittimo. Ma non scriviamo per favore che le operatrici sono state licenziate dall'Azienda! Ciò ovviamente non toglie drammaticità alla perdita del posto di lavoro: sia nel caso del singolo sia nel caso di undici donne». Chi sostituisce le undici ex lavoratrici? «Da lunedì alle postazioni ci sono persone dell'area amministrativa già presenti all'interno dell'Azienda. Persone che già lavoravano part time e che hanno fatto richiesta di lavorare più ore. Qualcuna deve conciliare esigenze familiari, figli che crescono». Anche le operatrici hanno figli da mantenere. E son finite su Youtube. «Ripeto: non potevamo prorogare per legge il loro contratto. La loro iniziativa è creativa, reattiva in maniera giusta. Conosco personalmente tante situazioni difficili di giovani». Perché è stato scelto un nuovo call center, «Lombardia Call», con sede in Sicilia? «È una decisione della Regione Lombardia, che da due anni ha scelto questa strada: per tutelare meglio i cittadini. A questo call center fanno già riferimento altre Aziende ospedaliere milanesi. In questo modo, si amplia l'offerta all'utente, che in futuro potrà essere informato anche su visite e tempi d'attesa in altri ospedali». È vero che questo trasferimento metterà in crisi anziani e disabili? «Falso: non mancherà nessuna informazione agli utenti, anzi verrà migliorata». Ma all'Azienda ospedaliera questo appalto è economico, oppure i costi saranno per voi superiori? «Non so che conti abbiano fatto le Rappresentanze di base, e mi chiedo con quale criterio possano fare certe affermazioni».(S.V.)


3 settembre 2008 - Il paese delle donne on line

Legnano: nude contro il licenziamento

Venerdì 5 settembre le 11 lavoratrici del call center dell’ospedale di Legnano, che provocatoriamente si sono messe all’asta su YouTube, si denuderanno per protesta. Ora e luogo della "strip conference" verranno annunciati tramite un nuovo video su YouTube.
"Ci spoglieremo, ci denuderemo e ci venderemo per un posto di lavoro e lo faremo non solo per noi 11 ma per tutti i precari che come noi ogni giorno vengono denudati della loro dignità e dei loro diritti, firmando lettere di licenziamento in bianco, contratti a ore, sempre più precari sempre più flessibili", è quanto dichiara una delle lavoratrici e riporta un comunicato dell’Ufficio stampa RdB-Cub PI che appoggiano questa battaglia.
Secondo le RdB-CUB P.I., la vicenda che ora coinvolge le lavoratrici di Legnano, e che rischia di interessare tutti i call center sanitari della Regione Lombardia, è la dimostrazione di come l’attuale esecutivo non lasci alcun margine di soluzione alla vicenda del precariato. Le RdB rilanciano dunque lo sciopero dei lavoratori Precari indetto per il prossimo 19 settembre e l’assemblea nazionale che si terrà in quella data a Roma.


3 settembre 2008 - EPolis Milano

Legnano
La protesta delle precarie approda al Pirellone

Le precarie del call center di Legnano, licenziate dopo anni di contratti a termine, continuano la protesta. E lo fanno così come era cominciata: con uno strip tease. Questa volta, però, niente YouTube ma una conferenza stampa indetta per il 5 settembre nel corso della quale spiegheranno ai giornalisti le proprie ragioni. Intanto anche dal Pirellone arrivano voci di solidarietà nei confronti delle centralinistespogliarelliste. Il capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale, Carlo Monguzzi, chiede al presidente Formigoni di dare un lavoro alle 11 ragazze. "Il ministro Brunetta - scrive Monguzzi in una nota - dice che la responsabilità della gestione del personale è dei vertici della Asl. Quindi Formigoni può fare qualcosa. Per questo abbiamo presentato un'interrogazione urgente perché ci sembra fuori dal mondo che la soluzione di un problema difficile e complesso come quello del precariato sia il licenziamento dei precari stessi. Nell'interrogazione chiediamo se sia utile, efficace ed economico che un servizio come quello di prenotazione delle visite mediche sia gestito da un call center siciliano".


2 settembre 2008 - Adnkronos

SANITA': PRECARIE LEGNANO SUL PIEDE DI GUERRA, VENERDI' 'STRIP CONFERENCE'

Milano, 2 set. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - "Non abbiamo intenzione di mollare: venerdi' organizzeremo una 'strip conference' e siamo pronte a onorare le promesse. Se e' l'unico modo per farci ascoltare, ben venga: ci spoglieremo. Tanto ci hanno gia' denudato dei nostri diritti". Sono determinate le undici precarie che fino al 31 agosto hanno prestato servizio di call center per l'ospedale di Legnano e oggi, dopo 6 anni, si trovano senza contratto. Una norma del decreto Brunetta, spiegano, "ci condanna, perche' abbiamo lavorato piu' di tre anni nel quinquennio e il provvedimento in questione impedisce il proseguimento di questo rapporto di lavoro. Precario, ma pur sempre un lavoro". Le ex dipendenti dell'azienda ospedaliera lombarda non si sono perse d'animo e ieri hanno lanciato la loro provocazione attraverso la rete. Hanno pubblicato un video su Youtube e annunciato una singolare 'asta pubblica': il loro corpi in cambio di un posto di lavoro. Proposte serie, confidano all'ADNKRONOS SALUTE, ancora nessuna, "ma di commenti al video che esprimono solidarieta' ne abbiamo ricevuti tanti". In attesa dello 'strip tease' di venerdi', oggi le ex centraliniste si sono radunate davanti all'ospedale di Legnano per un presidio di protesta, organizzato con il sostegno del sindacato Rdb/Cub pubblico impiego Lombardia. Obiettivo: attirare l'attenzione dell'opinione pubblica "non solo sul nostro caso specifico ma sull'emergenza precariato". A suscitare «rabbia e frustrazione», spiega infuriata Ornella Cameran a nome delle sue colleghe, è il modo in cui vengono trattati i lavoratori «con la scusa della flessibilità. Una parola che abbiamo conosciuto da vicino». Loro, le ex centraliniste di Legnano, hanno in media 35 anni - ma nel gruppo ci sono anche cinquantenni - e per sei anni, tramite un'agenzia interinale, sono passate da un contratto all'altro, convinte che anche stavolta avrebbero strappato un prolungamento del rapporto di lavoro con l'ospedale. «Così non è stato. E oggi siamo undici disoccupate che - si legge nel volantino che le ex dipendenti hanno distribuito durante il presidio - non hanno nulla da perdere e hanno deciso di porre l'attenzione non solo sulle loro condizioni di vita e di lavoro, ma su milioni di giovani costretti alla precarietà che accumulano rabbia». Secondo le ragazze, «politici e cineasti dovrebbero smettere di raccontare le condizioni di vita dei precari. Parlino del reddito di cittadinanza quando si è licenziati. Ci piacerebbe vivere in un Paese in cui non si parla di competitività delle imprese ma di diritti dei lavoratori, in primis il diritto di arrivare a fine mese». E l'annuncio della prossima provocazione: «Venerdì ci spoglieremo davanti a macchine fotografiche e telecamere, ci venderemo per un posto di lavoro. Per tutti i precari». Dall'ospedale non si aspettano un ripensamento. «Ci hanno detto che gli dispiace e che non c'è soluzione. Di stabilizzarci si era parlato tempo addietro, mai seriamente. Poi la cosa era sfumata. Troppo costoso», raccontano. Da ieri «ci hanno detto che il call center dell'ospedale è stato affidato ad alcuni dipendenti dell'ospedale destinati temporaneamente a questo compito in attesa di una soluzione». Che potrebbe essere, a quanto ha appreso Cameran, «quella di affidare il servizio a un call center siciliano che già si occupa del numero regionale 803000 per la prenotazione delle prime visite mediche».


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