EFFETTO BRUNETTA: Licenziate 11 dipendenti Ospedale di Legnano. ASTA PUBBLICA: I NOSTRI CORPI PER UN POSTO DI LAVORO

In allegato il comunicato

Legnano -

Dal 1 settembre NOI PRECARIE dell’Ospedale di Legnano saremo LICENZIATE però non ci arrendiamo e lanciamo un’asta pubblica il nostro corpo su internet per un posto di lavoro.



Incredibile!!! Ci licenziano perchè da 6 anni lavoriamo come centraliniste nel Call Center nell’Ospedale di Legnano.



Dopo 6 anni di precariato nell’Ospedale, invece di stabilizzarci, grazie al decreto Brunetta, ci LICENZIANO perchè abbiamo lavorato più di 3 anni nel quinquennio,sono queste le normative che avvantaggiano i precari; è questo il decreto sulla  semplificazione nel pubblico impiego il Decreto Legge Brunetta!!!



In questi mesi ogni volta che si parla di Pubblico impiego si parla di disservizi, non farà notizia il nostro licenziamento,noi non abbiamo fatto nulla di delinquenziale e non siamo fannullone.


 
Nessuno parlerà di noi,non siamo mostri da sbattere in prima pagina.



Alcune di noi madri, sole e a monoreddito, in 6 anni non hanno fatto neppure un giorno di malattia, sempre puntuali, ed efficienti, con centinaia di persone soprattutto anziani e disabili, che ogni giorno  prenotano telefonicamente visite o esami per una delle più grandi Aziende Ospedaliere Lombarde con un bacino di circa 1.000.000 di persone.

 

Dal 1 settembre l'azienda dove lavoriamo ci  lascerà in mutande.
Abbiamo deciso di toglierci anche quelle.



Apriremo un’asta pubblica, ci venderemo su internet, naturalmente saranno gradite soprattutto offerte per un posto di lavoro in provincia di Milano, potrete vedere le nostre foto sul sito che ci ospiterà.
 

E’ aperta l'asta.
Da Martedì 2 settembre presidio presso L’Ospedale di Legnano



Visitate il NOSTRO video clip su YOUTUBE e fate la vostra offerta!

chiamateci:  3664534300
scriveteci:  precarie.legnano@hotmail.it

 

 

 

 

 

 

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2 settembre 2008 - Adnkronos

Oggi un presidio di protesta davanti l'ospedale
Sanità, precarie di Legnano sul piede di guerra: ''Venerdì una strip conference''
Dopo il video pubblicato su You Tube, le undici ex centraliniste dell'azienda ospedaliera lombarda si spoglieranno venerdì davanti a fotografi e telecamere. Il ministro Brunetta: ''Il protrarsi del contratto a tempo determinato per lunghi periodi non può essere assecondato''

Milano, 2 set. (Adnkronos Salute/Ign) - Il prossimo passo, promettono, sarà una 'strip conference'. Sono pronte a tutto le undici precarie del call center dell'ospedale di Legnano che, dopo sei anni di contratti a tempo determinato, da ieri sono senza lavoro. ''Se è l’unico modo per farci ascoltare - spiegano durante il presidio di protesta organizzato oggi, con il sostegno del sindacato Rdb/Cub pubblico impiego Lombardia, davanti all'azienda ospedaliera -, ben venga: ci spoglieremo. Tanto ci hanno già denudato dei nostri diritti''. Passate, tramite un'agenzia interinale, da un contratto all'altro e convinte che anche stavolta avrebbero strappato un prolungamento del rapporto di lavoro con l'ospedale, il 31 agosto le ex centraliniste - in media trentacinquenni ma nel gruppo ci sono anche over 50 - hanno dovuto fare i conti con una norma del decreto Brunetta che, spiegano, ''ci condanna perché abbiamo lavorato più di tre anni nel quinquennio e impedisce il proseguimento di questo rapporto di lavoro''. Arrabbiate e frustrate per come ''con la scusa della flessibilità'' vengono trattati i lavoratori, loro non si sono perse d'animo e hanno deciso di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica ''non solo sulle loro condizioni di vita e di lavoro, ma su milioni di giovani costretti alla precarietà''. La prima provocazione è arrivata ieri attraverso You Tube, dove le undici precarie di Legnano hanno pubblicato un video annunciando un'asta pubblica in cui i loro corpi venivano ceduti in cambio di un posto di lavoro. Proposte serie, confidano all'ADNKRONOS SALUTE, non ne sono arrivate ma molti sono stati i commenti di solidarietà. Venerdì poi sarà la volta dello 'strip tease'. ''Ci spoglieremo davanti a macchine fotografiche e telecamere, ci venderemo per un posto di lavoro. Per tutti i precari''. Provocazioni a cui sono rimasti sordi sia il ministro Renato Brunetta che l'azienda ospedaliera di Legnano. Il titolare della Pubblica amministrazione ha precisato che la responsabilità della gestione del personale ''è ascrivibile ai vertici dell'Azienda sanitaria'' e che comunque ''il contratto di lavoro a tempo determinato ha per sua natura un carattere temporaneo e il suo protrarsi per lunghi periodi di tempo, in quanto segnale di un utilizzo improprio della tipologia contrattuale, non può essere assecondato''. Nessun ripensamento neanche dall'ospedale. Momentaneamente il call center è stato affidato ad alcuni dipendenti dell'azienda e la prossima soluzione potrebbe essere quella di affidare il servizio a un call center siciliano che già si occupa del numero regionale 803000 per la prenotazione delle prime visite mediche.


2 settembre 2008 - Dire

All'asta su YouTube per trovare lavoro

ROMA - Sei anni di lavoro interinale e poi il mancato rinnovo del contratto: questo l'epilogo della vicenda lavorativa per undici centraliniste dell'ospedale di Legnano. Così le interinali hanno pensato ad un atto moderno di protesta: un video postato su YouTube in cui si dichiarano vittime del decreto Brunetta e annunciano: "Ci mettiamo all'asta in cambio di un posto di lavoro". Le undici centraliniste, che per sei anni hanno preso le prenotazioni di visite specialistiche per l'azienda sanitaria Milano 1, che conta su un bacino di utenza di un milione di persone, sapevano che il 31 agosto sarebbe scaduto anche il secondo contratto, ma erano fiduciose che quella mole di lavoro, così importante, non poteva rimanere scoperta. Poi la dichiarazone del direttore amministrativo che ha espresso l'impossibilità del rinnovo contrattuale perché il decreto vieta la possibilità di avere un rapporto di lavoro precario per oltre tre anni in cinque anni consecutivi, con la notizia che al loro posto potrebbe subentrare un call center esterno. Sebbene dall'azienda sanitaria ribadiscono di non aver lecenziato nessuno, perchè il rapporto era fra l'ente e un'agenzia di lavoro interinale e che sebbene abbiano dovuto rispettare il nuovo quadro normativo non disperano che in caso di riorganizzazione potrebbero rivolgersi alle neo disoccupate, la protesta continua. "Non abbiamo intenzione di mollare: venerdì organizzeremo una strip conference e siamo pronte a onorare le promesse- chiudono le centraliniste- se è l'unico modo per farci ascoltare, ben venga: ci spoglieremo. Tanto ci hanno già denudato dei nostri diritti".
BRUNETTA - Il ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, sottolinea, in una nota, che nella vicenda "preliminarmente occorre segnalare che la responsabilità della gestione del personale è ascrivibile ai vertici dell’Azienda sanitaria, che il contratto di lavoro a tempo determinato ha per sua natura un carattere temporaneo e che il suo protrarsi per lunghi periodi di tempo, in quanto segnale di un utilizzo improprio della tipologia contrattuale, non può essere assecondato, tanto nel settore privato quanto nel settore pubblico, per evitare di favorire il costituirsi di forme di precariato cronico". Per il ministro, inoltre, "il limite temporale massimo dei tre anni per i contratti a tempo determinato non è tipico del lavoro pubblico ma si desume dalla normativa prevista per il settore privato così come introdotta dalla recente legge 247/2007 che ha recepito il Protocollo sul Welfare del precedente Governo". Pertanto, conclude Brunetta, "il decreto legge 112/2008 (comunemente chiamato 'decreto Brunetta') non ha fatto altro che recepire nel pubblico quello che il Governo precedente ha previsto nel settore privato".


2 settembre 2008 - Corriere della Sera

La provocazione Le ex centraliniste: ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle
Precarie licenziate all'asta su Internet

Legnano - Inizia il video. Ufficio, primo piano di donna, una scritta a pennarello su cartoncino: siamo il call center dell'azienda ospedaliera di Legnano. Undici centraliniste, mogli e madri, alcune sole e monoreddito, precarie da sei anni della società Lavoro più, «né malate immaginarie né fannullone». Stacco. Siamo le prime vittime del decreto Brunetta. Il loro contratto è scaduto il 31 agosto, non è più prorogabile e dunque a casa, con tutta la vita davanti. «Visto che l'azienda ci lascia in mutande, noi ci toglieremo anche quelle». Da ieri le telefoniste sono all'asta, il loro video è su YouTube: «Ci vendiamo sul Web, sono gradite soprattutto offerte di lavoro...».
La denuncia con riffa dura un minuto e 26 secondi. Volti silenziosi, 8 manifesti contro lo «sfruttamento dei precari», una frase in coda: «Ora non ci resta che il silenzio». Non sarà così, certo. La vicenda, raccontata dalla Rdb-Cub, ha già sollevato un polverone. Il punto di partenza è la legge: il decreto del ministro Renato Brunetta «vieta il rinnovo del contratto agl'interinali che hanno lavorato più di tre anni in un quinquennio ». Provocazione sindacale: «Sono queste le normative che avvantaggiano i precari?».
L'asta è all'ospedale di Legnano. Oggi: picchetto. Intanto, l'ospedale riorganizza le prenotazioni di esami e visite: «È una storia dolorosa, noi rispettiamo la legge», dice il dg Carla Dotti. E ora? «Valorizzeremo risorse interne, alcuni lavoratori part-time hanno chiesto più ore». Parte del call center finirà a Paternò, in Sicilia, centralino unico della Lombardia. Per il sindacato «è antieconomico». Replica Dotti che «è la linea di semplificazione e trasparenza del Pirellone».


2 settembre 2008 - La Repubblica

Legnano, sono 11. "Ma era una provocazione, su di noi non cali il silenzio" La curiosità
Ospedale licenzia le centraliniste loro si mettono all´asta su Youtube

LEGNANO - L´azienda dove lavoravano le ha licenziate. E loro decidono di vendersi all´asta su internet. «Ci lasciano in mutande - spiegano - ci toglieremo anche quelle». Sono undici centraliniste, bionde e brune, alte e piccole, magre e robuste, età media trentacinque anni, che fino a ieri rispondevano al call center dell´azienda ospedaliera di Legnano. E ora annunciano: «I nostri corpi per un posto di lavoro».
Ma non si venderanno davvero. «È una provocazione - spiega una di loro, Ornella Cameran, rappresentante del sindacato di base Rdb-Cub - l´abbiamo fatto perché non calasse il silenzio sul nostro caso». Difatti nel video che hanno diffuso su Youtube, Carla, Anna, Rita, Manuela, Giovanna e le altre sembrano nude dietro i cartelli di protesta. In realtà sono vestitissime. «Nessuna di noi ha intenzione di vendere davvero il proprio corpo - spiega Ornella - accetteremo invece volentieri l´offerta di un nuovo posto di lavoro».
Molte sono mamme, più che spogliarelliste, e alcune di loro vivono una situazione difficile, perché alcune sono single con dei figli a carico, altre hanno lo sfratto, e alcune vivono solo di quello stipendio, che va dai 600 agli 800 euro al mese per 30 ore di lavoro la settimana. Sono precarie da sei anni, raccontano, sempre con contratti a termine, «e adesso invece di stabilizzarci, grazie al decreto Brunetta, ci licenziano». «Ma noi non siamo fannullone», protestano, e raccontano che alcune di loro in sei anni non hanno fatto «neppure un giorno di malattia», e sono sempre state «puntuali ed efficienti» sul lavoro.


2 settembre 2008 - Varese news

Legnano - Sit-in davanti al nosocomio legnanese per le 11 lavoratrici precarie lasciate a casa in seguito al decreto Brunetta. Intanto il loro video su YouTube spopola in rete e sui media nazionali
Le "centraliniste all'asta" protestano davanti all'ospedale

La loro protesta con un video su YouTube nel quale si mettevano all'asta per un posto di lavoro sta spopolando con oltre 10 mila visualizzazioni in pochissimo tempo. Le 11 centraliniste dell'Azienda ospedaliera di Legnano licenziate in seguito al decreto Brunetta oggi fanno il giro dei media nazionali e questa mattina, martedì 2 settembre, erano davanti all'ospedale legnanese per rinnovare la loro protesta contro quella che giudicano una vera ingiustizia. «Domattina saremo ancora lì - racconta Milena, una delle centraliniste licenziate - a partire dalle 8,30 continueremo nel nostro sit-in di protesta. Almeno fino a quando dalla dirigenza non arriverà una risposta». Risposta che oggi non è arrivata e allora via verso Canale 5 per un'altra intervista.
La vicenda delle lavoratrici è particolare. Precarie da 6 anni si sono ritrovate con una lettera che chiudeva il loro contratto, tecnicamente non sono state licenziate ma nella realtà dei fatti lo sono. Il decreto, infatti, non permette di protrarre contratti di lavoro a tempo determinato per più di tre anni in cinque consecutivi. Il caso delle centraliniste rientra in quella casistica e così l'azienda Milano 1, invece di stabilizzare il loro rapporto di lavoro, ha optato per la chiusura del contratto. Non senza difficoltà, come ha raccontato la Rappresentante del sindacati di Base Ornella Cameran a Varesenews ieri, 1 settembre.
Oggi l'azienda ospedaliera si ritrova senza un centralino e sta cercando di rimediare al problema (l'azienda serve un bacino di 1 milione di persone) con personale interno. Questa situazione sembra dare ragione alle centraliniste lasciate a casa che continuano nella loro protesta.


2 settembre 2008 - blog.Panorama

Le centraliniste licenziate rilanciano con la "strip conference"

Prima il video provocazione su Youtube, ora la "strip conference". Le 11 centraliniste precarie licenziate dal call center dell’ospedale di Legnano, complice anche l’attenzione guadagnata sui giornali con la singolare forma di protesta, rilanciano e annunciano per venerdì una seconda puntata hot. "Non abbiamo intenzione di mollare", fanno sapere. "Venerdì organizzeremo una ’strip conference’ e siamo pronte a onorare le promesse. Se è l’unico modo per farci ascoltare, ben venga: ci spoglieremo. Tanto ci hanno già denudato dei nostri diritti". Una norma del decreto Brunetta, spiegano le impiegate che hanno in media 35 anni, "ci condanna, perché abbiamo lavorato più di tre anni nel quinquennio e il provvedimento in questione impedisce il proseguimento di questo rapporto di lavoro. Precario, ma pur sempre un lavoro". A suscitare "rabbia e frustrazione", spiega Ornella Cameran a nome delle sue colleghe, è il modo in cui vengono trattati i lavoratori "con la scusa della flessibilità. Una parola che abbiamo conosciuto da vicino". Dall’ospedale non si aspettano un ripensamento. "Ci hanno detto che gli dispiace e che non c’è soluzione. Di stabilizzarci si era parlato tempo addietro, mai seriamente. Poi la cosa era sfumata. Troppo costoso", raccontano. Da ieri "ci hanno detto che il call center dell’ospedale è stato affidato ad alcuni dipendenti dell’ospedale destinati temporaneamente a questo compito in attesa di una soluzione". Che potrebbe essere, a quanto ha appreso una ex centralinista, "quella di affidare il servizio a un call center siciliano che già si occupa del numero regionale 803000 per la prenotazione delle prime visite mediche". Secondo le Rdb Cub pubblico impiego, la vicenda che ora coinvolge le lavoratrici di Legnano, e che rischia di interessare tutti i call center sanitari della Regione Lombardia, è la dimostrazione di come l’attuale esecutivo non lasci alcun margine di soluzione alla vicenda del precariato. Commenta Sabino Venezia del Coordinamento nazionale: "Il decreto Brunetta, intervenendo pesantemente sulla più importante risorsa della pubblica amministrazione, ovvero i suoi operatori, determinerà di fatto una riduzione di personale con la conseguente impossibilità di stabilizzazione dei precari. In altri termini, a Legnano come nel resto del paese, l’unica soluzione alla piaga del precariato cronico è il licenziamento dei lavoratori. Contro questa macelleria sociale", prosegue Venezia, "le Rdb rilanciano con forza lo sciopero dei lavoratori precari indetto per il prossimo 19 settembre e l’assemblea nazionale che si terrà in quella data a Roma", conclude il dirigente sindacale. Il ministro Brunetta intanto ha risposto alle accuse con una nota: la "responsabilità" della gestione del personale è "ascrivibile" ai vertici dell’Asl, mentre il cosiddetto decreto Brunetta "non ha fatto altro che recepire nel pubblico quello che il governo precedente ha previsto nel settore privato" rispetto al limite massimo dei tre anni per i contratti a tempo determinato, il cui protrarsi oltre "non può essere assecondato. Preliminarmente", sottolinea il ministro, "occorre segnalare che la responsabilità della gestione del personale è ascrivibile ai vertici dell’Azienda sanitaria, che il contratto di lavoro a tempo determinato ha per sua natura un carattere temporaneo e che il suo protrarsi per lunghi periodi di tempo, in quanto segnale di un utilizzo improprio della tipologia contrattuale, non può essere assecondato, tanto nel settore privato quanto nel settore pubblico, per evitare di favorire il costituirsi di forme di precariato cronico". Il limite temporale massimo dei tre anni per i contratti a tempo determinato, aggiunge il ministro della Pubblica amministrazione, "non è tipico del lavoro pubblico ma si desume dalla normativa prevista per il settore privato così come introdotta dalla recente legge 247/2007 che ha recepito il Protocollo sul Welfare del precedente governo. Pertanto", conclude, "il decreto legge 112/2008 (comunemente chiamato ‘decreto Brunetta’) non ha fatto altro che recepire nel pubblico quello che il governo precedente ha previsto nel settore privato". Finora non sono arrivate proposte serie di impiego, hanno spiegato le centraliniste licenziate all’agenzia Adnkronos Salute, ma molte attestazioni di solidarietà. In attesa dello spogliarello di venerdì oggi le ex operatrici di call center si sono radunate davanti all’ospedale di Legnano per un presidio di protesta, organizzato con il sostegno del sindacato Rdb Cub pubblico impiego Lombardia. L’obiettivo, precisano, è di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica "non solo sul nostro caso specifico ma sull’emergenza precariato". E se il metodo inaugurato dalle centraliniste dovesse funzionare, da venerdì le strade d’Italia potrebbero riempirsi di precari senza veli…


2 settembre 2008 - Il Tempo

Le undici giovani ritratte con i cartelli in mano in un video su internet
Centraliniste licenziate vanno all'asta su Youtube
«Ci mettiamo all'asta in cambio di un posto di lavoro». È una provocazione forte quella lanciata - con tanto di video su Youtube - da undici lavoratrici precarie, che fino a domenica si occupavano del servizio call center dell'ospedale di Legnano.

Legnano - Centraliniste da sei anni e licenziate, dal primo settembre, perché hanno «lavorato più di tre anni nel quinquennio», spiegano. È l'effetto Brunetta». Secondo quanto scrivono in una nota le giovani ex dipendenti dell'ospedale lombardo, l'azienda le avrebbe mandate a casa proprio sulla base di quanto previsto nel decreto firmato dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. «Dopo 6 anni di precariato nell'ospedale - attaccano - invece di stabilizzarci ci licenziano. Sono queste le normative che avvantaggiano i precari, è questo il decreto sulla semplificazione nel pubblico impiego». Ma non finisce qui, assicurano: «L'azienda dove lavoriamo ci lascerà in mutande. Noi abbiamo deciso di toglierci anche quelle. Non ci arrendiamo e lanciamo un'asta pubblica: il nostro corpo su internet per un posto di lavoro». Su Youtube il video «promozionale» che accompagna l'invito a fare un'offerta, rivolto al popolo di internauti: le ragazze vengano inquadrate una dopo l'altra, con in mano un cartellone in cui spiegano come hanno maturato la decisione di mettersi all'asta. Una provocazione che ha lo scopo di alzare il livello di attenzione sulla loro protesta: un presidio davanti all'ospedale di Legnano, previsto per oggi. Altrimenti, spiegano ancora, undici dipendenti irreprensibili non farebbero notizia: «Alcune di noi sono madri, sole e monoreddito che in sei anni non hanno fatto neppure un giorno di malattia». L'asta, annunciano le ragazze, è aperta. L'offerta più gradita, naturalmente, sarebbe un nuovo posto di lavoro.


2 settembre 2008 - EPolis Milano

Legnano. Il servizio di call center a una struttura siciliana
Centraliniste licenziate all'asta su YouTube
di Francesca Monti

Legnano - Una provocazione, dicono. Un gesto estroso per comunicare la disgrazia della perdita del lavoro. «Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle». Con questo slogan undici centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perchè il servizio sarà affidato a un altro call center, hanno deciso di attuare una singolare forma di protesta: mettersi all'asta su You Tube. Lo rende noto la Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento è legato al decreto Brunetta. «Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto, il loro contratto non può essere rinnovato e il servizio di centralino è stato smantellato per passare ad un call center siciliano». Oltre la metà delle undici centraliniste con quel lavoro mantenevano la famiglia. L'asta sarà ovviamente, è stato spiegato, tutta particolare. «Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran - ma qualcosa di molto diverso, come un'idea, un pensiero». Le offerte più gradite saranno quelle di un posto di lavoro. Rdb-Cub richiama inoltre l'attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primo è che al call center siciliano sarebbero già stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero, sostiene il sindacato, "antieconomici". Il secondo è sull'opportunità, da parte dell'ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. «Siamo di Legnano la città che ospita la statua di Alberto da Giussano - scrive Rdb-Cub in una nota - ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa».


2 settembre 2008 - QN Quotidiano Nazionale

E le precarie «scaricate» si mettono all’asta sul web
Legnano, protesta di 11 centraliniste ‘licenziate’ dopo 3 anni
di CRISTIANA MARIANI e SILVIA VIGNATI

LEGNANO (Milano) — «CI LASCIANO in mutande. Vorrà dire che ci toglieremo anche quelle». Una frase che le paragona ai protagonisti di Full Monty, il film che racconta le vicissitudini di alcuni disoccupati inglesi che uscire da una condizione di incertezza si improvvisano spogliarellisti. Quella pronunciata da un gruppo di undici addette del call center dell’Azienda ospedaliera di Legnano, licenziate da ieri, è un’affermazione provocatoria e figlia della disperazione, ma non certo della rassegnazione. SU YOUTUBE ha fatto scalpore, ed è ormai cliccatissimo, un video in cui le lavoratrici dell’ospedale legnanese si mettono provocatoriamente all’asta per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e trovare una nuova occupazione. UN VIDEO amatoriale, girato con un telefonino, in cui si vedono le donne alle ex postazioni di lavoro, con cartelli in cui denunciano il loro stato di precarie e di licenziate. Già verso le 13 di ieri, il filmato aveva sortito tre risposte di solidarietà, oltre a qualche commento dei soliti pervertiti. «Noi precarie dell’ospedale Civile lanciamo un’asta pubblica per un posto di lavoro — affermano —. Dopo sei anni di precariato, invece rendere più stabile la nostra condizione, grazie al decreto Brunetta, ci hanno licenziate perché abbiamo lavorato più di tre anni in questa azienda: sono queste le normative che avvantaggiano i precari». Il call center dell’ospedale di Legnano, che smista le chiamate di un bacino di utenza di un milione di cittadini, è stato trasferito a Paternò, in Sicilia, e così le operatrici che vi lavoravano sono a spasso. «NEGLI ULTIMI mesi ogni volta che si discute di pubblico impiego si parla di disservizi — proseguono le ex centraliniste —. Non abbiamo commesso alcun reato e non siamo fannullone. Alcune di noi madri, sole e monoreddito, in sei anni non sono rimaste a casa neppure un giorno: sempre puntuali ed efficienti, a rispondere a centinaia di persone, soprattutto anziani e disabili, che ogni giorno prenotano telefonicamente visite o esami per una delle più grandi aziende ospedaliere lombarde». «ABBIAMO DECISO di dare vita a questa operazione mediatica — spiega Ornella Cameran, collega delle centraliniste e rappresentante del sindacato di base dell’ospedale (Rdb-Cub) — per far capire che, per una donna, lo stipendio è indispensabile e non serve solo per acquistare cipria e rossetti». Intanto, le protagoniste del filmato restano in attesa di qualche offerta, anche se ovviamente non sono disposte a vendere alcunché. «Siamo tutte mamme e abbiamo bisogno solo di serietà — precisano —. Per questo motivo la proposta che aspettiamo con ansia è una sola: un nuovo lavoro».


2 settembre 2008 - Il Giornale

Scade il contratto, niente rinnovo Si mettono all’asta su Youtube
Lavoriamo da sei anni ma il nostro contratto non può essere rinnovato oltre

Legnano - Da oggi chiunque stia cercando un nuovo dipendente o sia a conoscenza di un posto di lavoro vacante, non deve fare altro che connettersi a YouTube e partecipare all’asta inaugurata questa mattina. Proprio così: non è uno scherzo, piuttosto una minaccia che ieri undici centraliniste, o meglio ex-centraliniste, dell’ospedale di Legnano hanno lanciato, con tanto di filmato su Internet, in segno di protesta. All’origine della querelle ci sono sei anni di lavoro precario presso il call center dell’azienda ospedaliera, prestati con la massima serietà da una decina di donne: alcune sono mamme, sole e monoreddito.
Ieri però il licenziamento, quasi «in tronco». Motivo? «Per effetto del decreto Brunetta il loro contratto non può essere rinnovato», ha reso noto Ornella Cameran, collega delle neo-disoccupate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano. Quindi l’iniziativa delle «prime vittime del decreto Brunetta» - così si sono definite le telefoniste - di mettersi all’asta in cambio di un posto di lavoro. Dietro al tono provocatorio e al di là della stranezza dell’iniziativa, emergono la tristezza e la volontà delle neo-disoccupate di non arrendersi, di non accettare in silenzio la brusca fine del loro lavoro. Un impiego che non solo svolgevano con impegno e dedizione, ma con cui tutte si mantenevano e che in alcuni casi era un’entrata fondamentale per tutta la famiglia. Eccole allora all’azione, decise a farsi sentire: ieri hanno manifestato via web con cartelli dai messaggi tutt’altro che ambigui: «No allo sfruttamento dei precari» o «Riceveremo la colletta dal sindacato. Vergognatevi!». Oggi hanno dato il via ad un’originale asta on line, dove «in vendita sarà qualcosa di molto diverso, come un’idea, un pensiero», ha svelato la Cameran. E chissà che tra i partecipanti qualcuno sia disposto a offrire una bella occupazione che loro desiderano più di tutto. Il fatto che l’abbiano persa è effettivamente riconducibile al decreto legge emanato dal ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta.
Secondo la normativa, infatti, il rinnovo del contratto precario non può avvenire per coloro che hanno prestato servizio per un periodo superiore a tre anni in un quinquennio. Tuttavia, a determinare l’interruzione dell’attività delle donne non è un’unica causa, ma quantomeno due. La seconda è rappresentata dalla gestione del centralino dell’ospedale di Legnano. Il servizio sarà affidato a un call center siciliano che, stando a fonti non ufficiali, avrebbe già intrapreso strade discutibili. In attesa di vedere come andrà l’asta, sarebbe curioso sapere che cosa pensi Bossi dello «sbarco» siculo nella cittadina simbolo di Alberto da Giussano e di buon augurio una parola della Ferilli, centralinista nel film Tutta la vita davanti, alle sue «colleghe».


2 settembre 2008 - Città Oggi web

Le centraliniste licenziate presidiano l’ospedale: non si ferma la protesta
di Caterina Porcellini

Legnano - Sono davanti alla struttura ospedaliera da stamattina, le 11 donne rimaste senza lavoro: sostenute dal sindacato RdB – Cub di Legnano, hanno organizzato un sit-in di protesta nei confronti dell’amministrazione pubblica che le ha private dell’occupazione. Si dichiarano decise a presidiare il luogo ancora per giorni, finchè tutti non avranno saputo dell’ingiustizia subita. Parla la portavoce del gruppo: "Siamo donne semplici, lavoratrici che per sei anni hanno contribuito a fare la ricchezza di quest’azienda. Altro che fannullone, a stento in tutto questo tempo abbiamo preso un giorno di malattia. Per questo ci sentiamo penalizzate a torto dal Decreto Brunetta, tanto più che ingenuamente non pensavamo neppure ci riguardasse: essendo assunte presso un’agenzia interinale, non credevamo saremmo state equiparate ai dipendenti pubblici." Un’ingenuità costata cara, dal momento che proprio questo particolare permette all’ospedale di parlare di risoluzione di contratto: "Si tratta di un tecnicismo, preferiscono evitare termini forti come quello di licenziamento, pensando che non rinnovare un contratto sia diverso dal chiuderlo. Abbiamo creduto alle voci che circolavano a proposito di un ennesimo prolungamento, tanto più che non sapevano come organizzare altrimenti il servizio di prenotazioni." Al Numero Verde sopraggiungono richieste di prenotazioni da tutta l’area della Provincia di Milano 1, interessando sette distretti ed un bacino d’utenza di un milione di persone. "Da oggi, il servizio è stato affidato a dipendenti interni scelti in fretta, quasi casualmente. Non è più possibile neppure chiamare il recapito da telefono cellulare."


1 settembre 2008 - Ansa

LAVORO: CENTRALINISTE LICENZIATE VANNO ALL'ASTA SU YOUTUBE

(ANSA) - MILANO, 1 SET - «Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle». Con questo slogan undici centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perchè il servizio sarà affidato ad un altro call center, hanno deciso di attuare una singolare forma di protesta: mettersi all'asta su You Tube. Lo rende noto la Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento è legato al decreto Brunetta. «Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto, il loro contratto non può essere rinnovato e il servizio di centralino è stato smantellato per passare ad un call center siciliano». Oltre la metà delle undici centraliniste con quel lavoro mantenevano la famiglia. L'asta sarà ovviamente, è stato spiegato, tutta particolare. «Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran - ma qualcosa di molto diverso, come un' idea, un pensiero». Le offerte più gradite saranno quelle di un posto di lavoro. Rdb-Cub richiama inoltre l'attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primo è che al call center siciliano sarebbero già stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero, sostiene il sindacato, «antieconomici». Il secondo è sull'opportunità, da parte dell'ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. «Siamo di Legnano la città che ospita la statua di Alberto da Giussano - scrive Rdb-Cub in una nota - ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa».


1 settembre 2008 - Agi

LICENZIATE DA OSPEDALE LEGNANO: SI METTONO ALL'ASTA SU YOUTUBE

(AGI) - Milano, 1 set. - Si sono messe all'asta su YouTube, in cambio di un posto di lavoro. E' la provocazione di undici precarie, licenziate dall'ospedale di Legnano dopo sei anni di lavoro nel call - center della struttura. "Siamo le prime vittime del decreto Brunetta", recita un cartello esposto da una delle donne nel video che con frasi brevi e concise illustra la protesta delle lavoratrici in vendita al migliore offerente. "Il 31 agosto ci e' scaduto il contratto - spiega Ornella Cameran, una delle 11 centraliniste legnanesi - e ci hanno comunicato la 'conclusione del rapporto di lavoro'.
Questo a causa dell'articolo 49 del decreto Brunetta, che impedisce alle pubbliche amministrazioni di ricorrere allo stesso impiegato precario per piu' di tre anni". Invece di essere regolarizzate, le impiegate sono state rimandate a casa, affidando il servizio ad altre persone. "Abbiamo deciso - spiega Calderan - di dare vita all'asta, una provocazione mediatica su YouTube per far capire che per una donna lo stipendio e' indispensabile e non serve solo per comprare cipria e rossetti". Domani il sindacato Rdb - Cub pubblico impiego Lombardia dara' vita a un presidio di protesta all'ospedale di Legnano, per informare i dipendenti e chiedere sostegno per le 11 lavoratrici. Intanto le precarie all'asta attendono le prime offerte, la piu' gradita sarebbe un nuovo posto di lavoro.


1 settembre 2008 - Corriere.it

Il servizio di call center è passato a una struttura siciliana
Licenziate, si mettono all'asta su YouTube
Appello web per undici centraliniste dell'ospedale di Legnano. Hanno perso il posto dopo aver lavorato sei anni come precarie

Legnano - «Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle». Con questo slogan undici centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perchè il servizio sarà affidato a un altro call center, hanno deciso di attuare una singolare forma di protesta: mettersi all'asta su You Tube. Lo rende noto la Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento è legato al decreto Brunetta. «Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto, il loro contratto non può essere rinnovato e il servizio di centralino è stato smantellato per passare a un call center siciliano». Oltre la metà delle undici centraliniste con quel lavoro mantenevano la famiglia. L'asta sarà ovviamente, è stato spiegato, tutta particolare. «Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran - ma qualcosa di molto diverso, come un'idea, un pensiero». Le offerte più gradite saranno quelle di un posto di lavoro.
Rdb-Cub richiama inoltre l'attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primo è che al call center siciliano sarebbero già stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero, sostiene il sindacato, «antieconomici». Il secondo è sull'opportunità, da parte dell'ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. «Siamo di Legnano, la città che ospita la statua di Alberto da Giussano - scrive Rdb-Cub in una nota - ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa».


1 settembre 2008 - Repubblica.it

Precarie in vendita su YouTube
A Legnano le 11 centraliniste dell'ospedale ora senza lavoro scelgono una singolare protesta

"Queste ragazze hanno lavorato per sei anni come precarie - spiega Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano -. Ora il loro contratto non può essere rinnovato e il servizio di centralino è stato smantellato per passare ad un call center siciliano".
"Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran -, ma qualcosa di molto diverso, come un' idea, un pensiero". E, ovviamente, l'offerta più gradita è quella di un nuovo posto di lavoro.


1 settembre 2008 - Quotidiano.net

PRECARI / LA PROVOCAZIONE DI 11 CENTRALINISTE
''Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle''
Le centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perché il servizio sarà affidato ad un altro call center, hanno deciso di mettersi all'asta su You Tube. Le offerte più gradite? Un posto di lavoro

Milano, 1 settembre 2008 - La protesta parte dal web. ''Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle''. Con questo slogan undici centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perche' il servizio sara' affidato ad un altro call center, hanno deciso di attuare una singolare forma di protesta: mettersi all'asta su You Tube. Lo rende noto la Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento e' legato al decreto Brunetta. ''Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto, il loro contratto non puo' essere rinnovato e il servizio di centralino e' stato smantellato per passare ad un call center siciliano''. Oltre la meta' delle undici centraliniste con quel lavoro mantenevano la famiglia. L'asta sara' ovviamente, e' stato spiegato, tutta particolare. ''Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran - ma qualcosa di molto diverso, come un' idea, un pensiero''. Le offerte piu' gradite saranno quelle di un posto di lavoro. Rdb-Cub richiama inoltre l'attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primo e' che al call center siciliano sarebbero gia' stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero, sostiene il sindacato, ''antieconomici''. Il secondo e' sull'opportunita', da parte dell'ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. ''Siamo di Legnano la citta' che ospita la statua di Alberto da Giussano - scrive Rdb-Cub in una nota - ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa''.


1 settembre 2008 - Varese news

Legnano - Dopo sei anni di lavoro interinale, l'azienda ospedaliera non ha rinnovato il contratto con la ditta interinale a causa del decreto Brunetta. E le lavoratrici si "mettono in vendita" in rete
Centraliniste licenziate dall'ospedale protestano su YouTube
di Alessandra Toni

Sei anni da precarie: centraliniste all'ospedale di Legnano. Oggi, si ritrovano senza lavoro, al loro posto subentrerà, probabilmente, un call center esterno. Alle undici interinali senza lavoro è rimasta solo la via della protesta on line, un video affidato a "You tube" perchè faccia emergere la loro condizione di vittime del "decreto Brunetta": « Ci mettiamo all'asta in cambio di un posto di lavoro». A dar voce alla loro rabbia è Ornella Cameran, rappresentante del sindacato di base dell'ospedale (RdB Cub) nonchè collega delle centraliniste: « Da sei anni lavoravamo in quest'azienda ospedaliera come interinali. Eravamo precarie e lo sapevamo ma quando, tre anni fa, il contratto è stato rinnovato abbiamo sperato nelle voci che parlavano di stabilizzazione. Fino all'ultimo ci abbiamo creduto. Poi, la scorsa settimana, il direttore amministrativo dell'azienda ci ha detto che si doveva interrompere il rapporto a causa del "decreto Brunetta"». Le undici centraliniste, che per sei anni hanno preso le prenotazioni di visite specialistiche dell'azienda Milano 1 che conta su un bacino di utenza di un milione di persone, sapevano che il 31 agosto sarebbe scaduto anche il secondo contratto, ma erano fiduciose che quella mole di lavoro, così importante, non poteva rimanere scoperta: « Ci avevano ventilato la possibilità che la scadenza del contratto slittasse di sei o sette mesi perchè non si sapeva ancora come organizzare il call center. Sei mesi non è tanto ma era sempre uno spiraglio...». Il decreto Brunetta vieta la possibilità di avere un rapporto di lavoro precario per oltre tre anni in cinque anni consecutivi: lproprio la situazione delle undici centraliniste legnanesi: « Abbiamo chiesto quale futuro veniva riservato al nostro servizio ma ci hanno risposto che era un problema della direzione - ha aggiunto Ornella Cameran - Sappiamo che oggi si sono arrangiati alla bell'e meglio ma pensiamo che questo servizio confluirà quanto prima in quello regionale che ha affidato ad un call center siciliano le telefonate di alcune aziende sanitarie lombarde». «Innanzitutto voglio precisare che l'azienda non ha licenziato nessuno e non ha intenzione di farlo in futuro - chiarisce il direttore generale Carla Dotti - Noi avevamo un rapporto con un'azienda interinale ma non l'abbiamo più potuto rinnovare perchè sarebbe stato un atto illegittimo: il quadro normativo parla chiaro. Attualmente, il call center viene gestito dai nostri dipendenti dello sportello prenotazione perchè stiamo riorganizzando tutto il servizio: le prime visite e quelle più "semplici" saranno gestite dal call center regionale, quelle più delicate, però, rimarranno in capo all'azienda. Nel corso di questa rivisitazione potremmo ancora aver bisogno di personale esterno. L'intera questione, comunque, verrà definita entro fine anno. Ribadisco, comunque, che non ci sono stati licenziamenti nè, tanto meno, disguidi nelle prenotazioni». Alle undici centraliniste rimane la solidarietà del sindacato e una colletta per far fronte ai tanti problemi quotidiani. La loro protesta, però, affidata alla rete è già arrivata sul circuito massmediatico: «Non avevamo altra scelta. You tube è uno spazio libero che ti permette di dar voce alla protesta. Chiaramente, la nostra è una provocazione: nessuno ha intenzione di venedere nulla. Siamo tutte mamme e abbiamo bisogno solo di serietà...»


1 settembre 2008 - CronacaQui

Il servizio sarà affidato a un altro call center e loro perderanno il lavoro
Precari: centraliniste licenziate si mettono all'asta su Youtube

LEGNANO - "Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle". E' lo slogan con cui undici centraliniste dell'ospdedale di Legnano hanno iniziato una singolare protesta via web. Sono state licenziate perchè il servizio di call center sarà affidato ad un'altra società e le lavoratrici hanno dunque deciso di mettersi all'asta su Youtube. Lo rende noto la Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento è legato al decreto Brunetta. ''Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto, il loro contratto nonpuò essere rinnovato e il servizio di centralinoè stato smantellato per passare ad un call center siciliano''. Oltre lametà delle undici centraliniste con quel lavoro manteneva la famiglia. L'asta sarà ovviamente, è stato spiegato, tutta particolare. ''Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran - ma qualcosa di molto diverso, come un' idea, un pensiero''. Le offerte piu' gradite saranno quelle di un posto di lavoro. Rdb-Cub richiama inoltre l'attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primoè che al call center siciliano sarebberogià stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero, sostiene il sindacato, ''antieconomici''. Il secondoè sull'opportunità, da parte dell'ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. ''Siamo di Legnano lacittà che ospita la statua di Alberto da Giussano - scrive Rdb-Cub in una nota - ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa''.


1 settembre 2008 - Quotidiano.net

PRECARI / LA PROVOCAZIONE DI 11 CENTRALINISTE
''Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle''
Questo lo slogan di 11 centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perché il servizio sarà affidato ad un altro call center, hanno deciso di attuare una singolare forma di protesta: mettersi all'asta su You Tube. Le offerte più gradite? Un posto di lavoro

La protesta parte dal web. ''Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle''. Con questo slogan undici centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perche' il servizio sara' affidato ad un altro call center, hanno deciso di attuare una singolare forma di protesta: mettersi all'asta su You Tube. Lo rende noto la Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento e' legato al decreto Brunetta.
''Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto, il loro contratto non puo' essere rinnovato e il servizio di centralino e' stato smantellato per passare ad un call center siciliano''. Oltre la meta' delle undici centraliniste con quel lavoro mantenevano la famiglia.
L'asta sara' ovviamente, e' stato spiegato, tutta particolare. ''Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran - ma qualcosa di molto diverso, come un' idea, un pensiero''. Le offerte piu' gradite saranno quelle di un posto di lavoro.
Rdb-Cub richiama inoltre l'attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primo e' che al call center siciliano sarebbero gia' stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero, sostiene il sindacato, ''antieconomici''.
Il secondo e' sull'opportunita', da parte dell'ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. ''Siamo di Legnano la citta' che ospita la statua di Alberto da Giussano - scrive Rdb-Cub in una nota - ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa''.


31 agosto 2008 - Il Giorno

Il presidio di protesta contro i licenziamenti rinviato a martedì
SANITÀ I SINDACATI ANNUNCIANO «AZIONI ECLATANTI» PER DIFENDERE LE OPERATRICI DEL CALL CENTER DEL CIVILE
di Silvia Vignati

Legnano - RIMANDATO di ventiquattro ore. Il presidio fisso, non quindi un vero e proprio sciopero, con dei gazebo nei pressi della grotta della Madonna (poco distante dal monoblocco del Civile) previsto inizialmente per domani, è slittato a martedì, sempre a partire dalle 8.30. «Lo spostamento di un giorno è stato determinato da un’esigenza importante: le undici operatrici del call center licenziate lunedì dovranno sbrigare pratiche burocratiche relative alla richiesta del sussidio di disoccupazione - puntualizza Riccardo Germani, delle Rappresentanze di base (Rdb) dell'Azienda ospedaliera di Legnano -. Saranno così impegnate tra collocamento e Inps. La protesta è comunque solo rimandata». Dunque martedì, chi si trovasse a transitare nei viali dell'ospedale riceverà un volantino firmato da Rdb: contro i licenziamenti e le esternalizzazioni messe in atto dall'Azienda ospedaliera. IL LICENZIAMENTO delle donne, che ora si sono affidate a un legale, e il trasferimento a partire da domani, del call center a Paternò, in Sicilia, hanno già sollevato molte perplessità e prese di posizione. I consiglieri regionali di Rifondazione comunista hanno già presentato un'interrogazione urgente alla Giunta Formigoni. Le operatrici del centro unico di prenotazione (il cosiddetto cup) di Legnano, una trentina, si sono rifiutate di sostituire le colleghe licenziate, e lo stesso hanno fatto le tre operatrici cup dei poliambulatori di Parabiago). MARTEDÌ dunque il gazebo informativo per sensibilizzare gli utenti dell’ospedale e l’opinione pubblica. E in settimana sono previste altre azioni di lotta, che Rbd definisce senza giri di parole «eclatanti». «Ma perché proprio a Paternò, questo trasferimento? - si chiede Germani -. Il costo che la Regione si troverà ad affrontare è superiore all'attuale».


29 agosto 2008 - Il Giorno

LA PROTESTA
Infermieri sotto il gazebo della Madonna
di Silvia Vignati

CUGGIONO — ANCHE il personale dell’ospedale di Cuggiono parteciperà allo sciopero indetto dalle Rappresentanze di base. Da lunedì a Legnano un presidio fisso con gazebo nei pressi della grotta della Madonna, poco distante dal monoblocco. E una distribuzione di volantini contro i licenziamenti e le esternalizzazioni messe in atto dall’Azienda ospedaliera. Rdb aveva preannunciato azioni di lotta contro la perdita del posto di lavoro delle 11 operatrici di call center (trasferito da lunedì a Paternò in Sicilia) e ora includono nel fronte della protesta anche i temuti licenziamenti delle operatrici delle cucine. «TUTTE LE OPERATRICI del centro unico di prenotazione (cup) di Legnano, una trentina, si sono rifiutate di sostituire le colleghe licenziate - afferma Riccardo Germani, sindacalista Rdb -. Lo stesso hanno fatto le tre operatrici cup dei poliambulatori di Parabiago. Un primo, ma importante, segno di solidarietà». «Intanto le donne licenziate, oltre a far domanda per il sussidio di disoccupazione, chiederanno un risarcimento danni all’Azienda ospedaliera: un legale è pronto a rappresentarle».



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